Scandalo cimiteri, Fialdini va in Cassazione. Calzetta: assoluzione ok
Presentati i ricorsi, presto la corte stabilirà la data dell’udienza definitiva L’ex funzionario comunale contesta la ricostruzione fatta dai giudici di Genova
MASSA. Le difese hanno impugnato la sentenza di appello e pretendono che sia la Cassazione a dire l’ultima parola sullo scandalo delle cremazioni del Mirteto, la procura generale invece è rimasta ferma sulla decisione del collegio del tribunale di Genova. Quindi l’assoluzione di Augusto Calzetta, l’ex ufficiale dei carabinieri coinvolto nell’affaire perché secondo gli inquirenti aveva cercato di carpire informazioni, diventa definitiva.
Fialdini. È il ricorso dell’ex funzionario comunale Renzo Fialdini a pesare più di tutti gli altri, perché la sentenza d’appello aveva colpito soprattutto lui. Il suo legale, l’avvocato Adriano Martini, contesta in toto le motivazioni del collegio genovese. In secondo grado Fialdini è stato condannato a due anni e tre mesi. A Massa invece il dipendente pubblico aveva preso otto mesi per falso (reato confermato anche a Genova). Il sostituto procuratore Federico Manotti nel secondo round ha convinto il collegio presieduto dal giudice Annaleila Della Prieta che il controllore (Fialdini) e il controllato (Renato Alibani, titolare di Euroservizi) erano “compagni di merende”. Le motivazioni dei giudici sono entrate nello specifico: «Dalle prove raccolte - scrivono - è emerso che Fialdini si è reso responsabile di una serie di condotte concatenate, talune costituenti autonomo reato di violazione delle regole che disciplinano i servizi cimiteriali comprensive del controllo su chi li eserciti, formazione di atti falsi, omissione di denuncia di abbandono indiscriminato di rifiuti provenienti dalle esumazioni. Poiché grazie a tale comportamento collusivo la società poté continuare a operare indisturbata ed a lucrare, dunque l'evento fu la conseguenza della condotta del pubblico ufficiale, Fialdini deve essere riconosciuto colpevole del reato di abuso d'atti d'ufficio». Ma è il capo di accusa V mosso dal pm e accolto dal collegio ad aver pesato sulle sorti di Fialdini: «I reati contestati sono omessa denuncia, il duplice falso in atto pubblico, l'abuso di ufficio, inteso come la condotta illecita di più ampio respiro in cui le precedenti confluiscono unitamente alle violazioni del regolamento di polizia mortuaria, alla generale omissione di controllo dell'operato complessivo della società appaltatrice e infine alla ancor più generale violazione dei principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione». Martini ovviamente nel suo ricorso in Cassazione smonta il castello accusatorio.
Alibani. Anche Renato Alibani, titolare di Euroservizi, difeso dall’avvocato Fabio Sommovigo, condannato a sei anni e due mesi contesta la pena e sottopone agli ermellini la necessità di considerare prescritti reati che invece in appello sono stati considerati ancora validi.
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