Sicurezza
Niente concessione consiglieri nel mirino
Ditta cita al Tar il consiglio comunale per inadempienza
CARRARA. Il mancato rilascio delle concessioni delle cave potrebbe fare incorrere l’amministrazione in guai giudiziari. Ilaria Ricci, presidente della società Ricci Ugo & Sergio Srl, ha infatti presentato ricorso al Tar della Toscana contro il consiglio comunale per il mancato rilascio della concessione della cava n. 161, denominata Venedretta C e lavorata dalla sua famiglia da oltre 50 anni.
Il ricorso è finalizzato ad accertare e dichiarare la violazione dell’obbligo di rilasciare detta concessione da parte del consiglio comunale, imponendo all’assise cittadina di provvedere a tale procedura entro 30 giorni e prevedendo anche la “nomina di un commissario ad acta” nel caso in cui “persista l’inadempimento”. L’udienza si terrà a Firenze il prossimo 19 novembre. Si tratta della prima volta che l’amministrazione carrarese viene citata in giudizio per non aver concluso i provvedimenti relativi alle concessioni di cava. Ad individuare nel consiglio cittadino l’unico organo competente in materia è l’articolo 3, comma 2, dello Statuto comunale.
L’intera vicenda trae origine dal procedimento di concessione, disciplinato dal vigente Regolamento degli agri marmiferi, approvato dal consiglio comunale con delibera n. 88 del 29 dicembre 1994 e successivamente sottoposto a diverse modifiche ed integrazioni, l’ultima delle quali nel 2005. L’articolo 14 di tale documento recita infatti: «Tutti coloro che occupano porzioni di agri marmiferi comunali, a qualsiasi titolo, sono tenuti nel termine di sei mesi dall’entrata in vigore del presente regolamento, a denunciare al Comune la porzione d’agro occupata, specificando il titolo del possesso o della detenzione e se la cava sia o meno in esercizio».
Pena la caducazione dal diritto concessorio. Sulla base di questa norma presentarono al municipio dichiarazione di occupazione e detenzione e quindi domanda di rilascio di concessione per la cava 161 sia la ditta Ricci che altri due soggetti privati.
Questi documenti arrivarono in Comune molto tempo fa: del 9 ottobre 1995 e del 25 gennaio 1996 sono rispettivamente la dichiarazione di occupazione e detenzione e la domanda di rilascio concessione presentate dalla “Ricci Ugo & Sergio”; riportano invece la data del 25 e 26 gennaio 1996 quelle presentate dal secondo soggetto; mentre la dichiarazione e denuncia del terzo soggetto risalgono al 26 novembre 1999. Le notazioni di carattere temporale risultano fondamentali in questa vicenda, perché la normativa, sempre all’articolo 14, stabilisce che il consiglio comunale avrebbe dovuto portare a termine i provvedimenti relativi al rilascio/rinnovo delle concessioni “entro 1 anno dalla data di entrata in vigore del presente regolamento”. Ma oggi, dopo oltre 20 anni dalla sua approvazione, solo 7 delle 80 cave carraresi risultano lavorate su concessione. E nessuna di esse riguarda la Venedretta C. Tutto ciò ha lasciato gran parte del pianeta marmo in uno stato di irregolarità ed incertezza, poiché l’utilizzo degli agri marmiferi può avvenire solo dietro concessioni amministrative (art. 1 punto 3 reg. 88/94).
A rendere ancor più complesso e problematico il caso della cava 161 è poi un contenzioso civile iniziato nel 2002 tra i Ricci e gli eredi del primo degli altri due soggetti interessarti in merito alla definizione delle quote di diritti concessori rivendicate sui mappali costituenti il bacino estrattivo. Per sostenere le proprie ragioni i Ricci hanno più volte sollecitato l’amministrazione al rilascio della concessione. Alla loro ultima diffida, risalente allo scorso 10 aprile, hanno risposto il sindaco Angelo Zubbani, il presidente del consiglio comunale Luca Ragoni e il dirigente al marmo Marco Tonelli. Zubbani si è limitato a far notare che «quanto richiesto rientra nella competenza di altri soggetti ed organi dell’Ente già destinatari diretti» dell’istanza, ovvero il consiglio comunale, ma che comunque essi, “da informazioni assunte, si stanno attivando per quanto di rispettiva competenza”. Ragoni, invece, ha confermato il dovere del consiglio di «concludere gli eventuali procedimenti di competenza mediante l’adozione di un procedimento», precisando che esso sarebbe stato espresso entro lo scorso 30 giugno. Una affermazione, quest’ultima, che, secondo il ricorso, avrebbe portato il consiglio comunale ad autovincolarsi. Il presidente dell’assise cittadina spiegava anche che Tonelli avrebbe presentato una “relazione istruttoria conclusiva e complessiva entro il 31 maggio 2015” e che il consiglio cittadino si sarebbe potuto esprimere solo dopo l’esito di essa. La relazione del dirigente al marmo affermava l’impossibilità di rilasciare la concessione ai Ricci, a causa del contenzioso ancora aperto tra essi e gli altri due soggetti interessati all’ottenimento della stessa. Ad impedire il provvedimento sarebbe anche la nuova legge regionale sulle cave approvata lo scorso 25 marzo, che subordina il rilascio delle concessioni (comunque provvisorie, in attesa di gare ad evidenza pubblica) all’emanazione del nuovo regolamento comunale sugli agri marmiferi. Sulla base di queste argomentazioni il consiglio comunale ha optato per il silenzio. Tale decisione, secondo i ricorrenti,, costituirebbe un’evidente violazione della legge 241/1990, secondo la quale ogni procedimento amministrativo deve concludersi entro un determinato termine fissato dalla legge o da un regolamento. I legali contestano anche le argomentazioni di Tonelli, ribadendo che «è il Consiglio comunale e non il Dirigente di Settore a dover provvedere in merito alle istanze in tema di concessioni per lo sfruttamento degli agri marmiferi». Viene criticata anche la tesi in base alla quale occorrerebbe attendere il nuovo Regolamento degli agri per rilasciare la concessione della Venedretta C. Secondo i ricorrenti., infatti, per compiere questa operazione, trattandosi di un procedimento avviato e non concluso prima dell’entrata in vigore della nuova legge regionale sulle cave, sarebbe già sufficiente l’articolo 14 del vigente regolamento degli agri.
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