Il Tirreno

Villa Irene nel totale degrado scende in campo il Comune

Villa Irene nel totale degrado scende in campo il Comune

Con un atto del dirigente chiede ai proprietari di chiudere gli accessi e sbarrare porte e finestre E impone una verifica sulla sicurezza dell’immobile e i rischi per la pubblica incolumità

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MASSA. Il Comune ha fatto una serie di verifiche catastali per accertarne la proprietà, poi, con una determinazione dirigenziale, ha intimato alla “Marina Park” srl di chiudere ogni varco di accesso, ogni finestra o porta. Di transennare tutto e affiggere cartelli che impongano il divieto di entrare, di controllare che le transenne non vengano mai rimosse.

E non si tratta di una di quelle vecchie case dei nonni, abbandonate da anni perché gli eredi sono un’infinità, nessuno vuole comprala, ma nessuno è disposto a venderla. L’immobile ko, ridotto a poco più di uno scheletro, è uno dei gioielli architettonici del litorale, la storica Villa Irene, immersa nella pineta, in una strada che - non a caso - si chiama via delle Macchie. L’edificio che ha ospitato l’intelleghenzia italiana del dopoguerra è diventato il ricovero per chi un tetto non ce l’ha. Così il Comune intima alla proprietà di prendere ogni provvedimento. E non finisce qui: la società proprietaria dell’immobile dovrà pure verificare che non ci siano rischi per l’incolumità pubblica e se quei rischi dovesse ravvisarli, beh allora dovrà incaricare un tecnico, fargli redarre una perizia asseverata che certifichi ciò che non va e recapitarla al Comune. Tutto in 30 giorni. Perché l’amministrazione, a Villa Irene, ha mandato un suo geometra e le conclusioni non sono rassicuranti: «Veniva appurato - si legge nella determinazione - che il fabbricato continuava a versare in condizioni di totale abbandono e degrado, privo di dispositivi di interdizione ai varchi di accesso e di recinzione idonea ad impedirne l’ingresso». Insomma, secondo il Comune - sempre per citare gli atti - servono misure «tese a contrastare la deplorevole situazione di degrado».

Deplorevole soprattutto per la storia dell’edificio, salotto dell’intellighenzia, primo 4 stelle in provincia. Alexandre De Guttry, esule polacco, già alla corte dello zar di Russia, la comprò per la moglie e come la moglie volle chiamarla: Irene, appunto. Fin dai primissimi anni ’30, la villa è un albergo raffinato, elegantissimo, luogo in cui immergersi nella riflessione, nelle chiacchierate letterarie. Ci sono poeti, artisti, una borghesia industriale emergente. Un corpo principale, quello dell’edificio storico, le depandance, la piscina, i campi da tennis, il silenzio e il profumo di resina. La Villa rimane la signora del litorale per decenni. Dal 2002 alla Provincia non arrivano le comunicazioni prezzi, l’hotel chiude i battenti. E adesso vive nel degrado: fatiscenti gli edifici, soffitto crollato, vetri in frantumi. Adesso, a fare il punto, arriva il provvedimento del Comune.

(c.s.)

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