Il Tirreno

«Troppa burocrazia, rischiamo di chiudere»

«Troppa burocrazia, rischiamo di chiudere»

L’alluvione ha devastato la pizzeria-bisteccheria Il tagliere, in piena zona rossa: non abbiamo avuto nemmeno un euro

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MARINA DI CARRARA. A quasi un anno dall’alluvione che ha devastato il loro locale, i titolari della Pizzeria Bisteccheria “Il Tagliere della Ia” in via Cairoli a Marina di Carrara non hanno ricevuto un euro in contributi, aiuti o finanziamenti. «Troppa burocrazia, il quartiere si spopola e noi rischiamo di chiudere» raccontano i titolari. Avevano aperto i battenti ad aprile del 2014 investendo soldi, tempo ed energie in un’attività di ristorazione: dopo solo sei mesi si sono visti spazzare tutto via dalla furia del Carrione che, con il crollo della sponda di via Argine Destro, ha devastato tutta Marina Est. «Eravamo riusciti a farci una nostra clientela, nell’estate del 2014 le cose erano andate bene» ricorda Franco Fusani, titolare di quella che a oggi, insieme a una palestra, è la sola attività commerciale di via Cairoli. Fare affari qui, soprattutto dopo l’alluvione, non è per niente facile: «Il quartiere si sta spopolando: molti residenti, spaventati, hanno messo in affitto le abitazioni e se ne sono andati e anche la chiusura di via Argine Destro ci ha molto danneggiato perché adesso, praticamente, siamo affacciati su una strada senza uscita» spiega Alessandra Ceccarelli, “anima” del ristorante. «Ci dispiacerebbe chiudere perché tutti quelli che passano da qui escono soddisfatti, sappiamo fare il nostro mestiere e non vorremmo arrenderci» aggiunge. Sì perché a 10 mesi dall’alluvione che ha provocato al locale oltre 20 mila euro di danni, i due imprenditori non hanno visto un centesimo di contributi, aiuti o finanziamenti e così il pensiero di chiudere i battenti si è fatto sempre più insistente. «C’è troppa burocrazia, i sistemi per ottenere i contributi sono complicati e poco accessibili a chi ha scarsa liquidità. Con la Camera di Commercio per avere 5 mila euro bisognava presentare fatture per 13 mila euro» dice amareggiato Fusani. Lui, subito dopo l’alluvione, si è rimboccato le maniche e ha rimesso a posto da solo il locale: «Non avevo soldi e quindi ho cercato di fare il più possibile in proprio, credendo alle promesse che venivano fatte da associazioni, istituti bancari e istituzioni… tutte bugie» afferma addolorato. Una scelta, quella della ristrutturazione “in proprio” che ha escluso il locale di via Cairoli dalla maggior parte delle iniziative di aiuto lanciate dagli enti e che prevedevano, per chi chiedesse un rimborso, l’obbligo di presentare le fatture delle spese sostenute . «In 10 mesi non abbiamo visto un euro abbiamo risistemato tutto, per togliere le macchie di umido dai muri avremo imbiancato dieci volte e sarebbe dura mollare adesso» dicono i titolari della pizzeria-bisteccheria mostrando quello che è diventato un po’ il simbolo del loro locale. «Questo quadro è stato dipinto con i fanghi del Carrione» spiega Franco Fusani, autore dell’opera, che rappresenta una grande margherita con al centro un grande occhio proiettato verso un futuro si spera più sereno.

Cinzia Chiappini

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