Attenzione
Ex Coke, container sospetti
Ancora compromesso il sito industriale e spuntano due cassoni chiusi
AVENZA. Oltre trecentomila metri quadrati (354.000 per l’esattezza) contaminati da idrocarburi, metalli, solventi e derivati derivanti dalle vecchie lavorazioni della cokeria.
Prosegue il nostro approfondimento sulle aree da bonificare dell’ex zona industriale. Dopo l’ex Rumianca, è ora la volta dell’ex Italiana Coke, sulla cui area risulta già effettuata e certificata la bonifica dei terreni dalla Regione Toscana (procedura precedente al DM 471/99), ad eccezione dei lotti 1 e 7. La compromissione ambientale del sito, però, persiste ancora oggi.
A farlo notare è la stessa Arpat, secondo la quale, quando si è scavato in terreni che sulla carta risultavano già disinquinati (ex Dalmine, ex Farmoplant, ex Italiana Coke) sono stati rinvenuti materiali contaminati, riconducibili a vecchie lavorazioni eseguite in stabilimenti dismessi della zona industriale, costringendo ad intraprendere ulteriori procedimenti di bonifica.
La conferma arriva da analisi relative a terra di scavo proveniente dai lotti 11 e 12 dell’ex Cokapuania, datate 22 settembre 2009 ed eseguite sotto la responsabilità dell’Arpat di Massa dal chimico Riccardo Della Capanna nel laboratorio privato Cba di Forte dei Marmi su commissione della società Impa, attuale titolare di questi terreni.
Da tali controlli emergono superamenti nei suoli per i parametri di sostanze tossiche quali arsenico, piombo, policlorobifenili, idrocarburi e alogenuri; questo anche dopo la certificazione di avvenuta bonifica da parte della Regione, lo stesso ente che adesso, dopo il passaggio di gran parte del Sin apuano a Sir, controlla direttamente sia il sito dell’ex cokeria che diverse altre aree da bonificare, determinando interventi e autorizzazioni per sveltirne lo sblocco.
A suscitare preoccupazione è soprattutto un’area interdetta, collocata dentro il perimetro dell’ex fabbrica, in cui sono collocati da tempo due container.
La paura di qualcuno è che essi possano contenere dei materiali tossico-nocivi, ammassati durante le operazioni di bonifica e non ancora rimossi. Se questo fosse confermato, il rischio, in caso di usura dei container, potrebbe essere quello che eventuali inquinanti presenti al loro interno siano fuoriusciti per riversarsi nel terreno e nella falda, aggravando la contaminazione tuttora presente nell’ex Italiana Coke.
In effetti, la modalità con cui venne eseguita la bonifica del sito occupato da questa fabbrica, operante dal 1936 al 1990, suscitò fin da subito perplessità e discussioni.
Circolarono anche degli scarni, rassicuranti comunicati, come quello che, a distanza di appena un mese dallo smantellamento, dichiarava l’area bonificata all’80%. Risulta interessante anche la risposta fornita da un sindaco dell’epoca ad un’interrogazione presentata dagli allora consiglieri comunali della Dc Paolo Baldini ed Egidio Comi, che chiedevano chiarimenti in merito a tali interventi. La risposta, datata 17 aprile 1991 (n. di protocollo 12277), evidenzia la velocità ed il rispetto per l’ambiente che avrebbero contraddistinto la bonifica dell’ex cokeria, risultando fin troppo rassicurante.
«Con riferimento alla vostra nota 9.4.1991 relativa ai problemi dell’area ex Italiana Coke, -si legge nella missiva firmata dall’allora primo cittadino- ritengo che sia ingiusto parlare di ritardi nell’opera di bonifica che in effetti è stata realizzata in tempi record (in pochi mesi l’area è stata livellata e rasi al suolo imponenti edifici industriali) con la doverosa tutela dei problemi di salvaguardia ambientale per i quali la Usl ha fatto il suo dovere di organo di tutela».
Ma su modo in cui vennero effettuate queste attività è lecito nutrire qualche dubbio, perché se è vero che nell’area interessata vennero rapidamente rase al suolo tutte le costruzioni esistenti, eccetto gli uffici amministrativi, bisogna però anche sottolineare che queste demolizioni non furono anticipate da nessuna bonifica preventiva. Gli impianti dove si producevano coke metallurgico, benzolo, solfato d’ammonio, ammoniaca, catrame, naftalina e in cui si distillavano sostanze tossiche come l’olio di antracene, con tutti i relativi serbatoi di stoccaggio, vennero infatti smantellati in questo modo.
Di conseguenza, i fanghi e le melme di fondo dei serbatoi, degli impianti e delle tubazioni, contaminate da benzolo, fenoli, idrocarburi aromatici, cianuri organici e inorganici, ammoniaca, naftalina, catrame ed altre sostanze tossico-nocive, si riversarono nel terreno dell’ex fabbrica, aggravando l’inquinamento di suolo e falda. Nei terreni utilizzati come parco deposito per il carbon fossile, altamente inquinati, furono depositati materiali refrattari derivanti dalla demolizione degli oltre 100 forni di distillazione del carbone, contaminati da rame, che, per legge, avrebbero dovuto essere stoccati in una discarica appositamente controllata.
Molte costruzioni contenenti amianto vennero smantellate con l’esplosivo, anche qui senza effettuare alcuna bonifica preventiva.
Le esplosioni, come dimostrano le foto scattate all’epoca, diffusero nell’atmosfera un pulviscolo sicuramente cancerogeno, non solo per la presenza di amianto, ma anche per quella di polveri carboniose, accumulatesi negli edifici e negli impianti dell’ex cokeria nei vari decenni di attività industriale. Inoltre, un grosso quantitativo di sostanze tossico-nocive (condensatori della distillazione; circa 3000 tonnellate di sostanze semiliquide contaminate da fenoli, cianuri, idrocarburi aromatici, catrame, naftaline, solfati, cloruri, nitrati e fosfati), occultate in un vascone di 30 metri per 3, collocato all’interno della fabbrica e scoperto nel 1988, durante un sopralluogo effettuato dai Nas, dai carabinieri e dai tecnici Usl, risultò sparito nel nulla, durante le operazioni di smantellamento.
Furono poi abbattute, sempre senza alcuna precauzione, anche le due ciminiere dei forni, alte entrambe oltre 50 metri, con conseguente dispersione di diossine nell’atmosfera e nei terreni. In alcuni pozzi, immediatamente esterni allo stabilimento, venne rilevato inquinamento da ammoniaca, solfati, fenoli e naftalina.
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