Il Tirreno

Regolamento, il sindaco apre ai comitati

Volpi: nessuna ipotesi è definitiva, siamo pronti al dialogo, ma non chiamateci cementificatori

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MASSA. Quando si parla di cemento, di case da costruire, la discussione si scalda. Così l’approvazione del regolamento urbanistico ha scatenato politici e cittadini. Sulle barricate i residenti di Quercioli, di Castagnola, della Rocca. Insomma, chi vive dove le nuove case dovrebbero sorgere, storce il naso e si prepara a manifestazioni di protesta (vedi articolo sopra). A buttare acqua sul fuoco ci pensa ora l’amministrazione comunale. E lo fa spiegando che la volontà di imporre una decisione non c’è, c’è piuttosto la disponibilità al dialogo costruttivo. La giunta si apre alla discussione, ma respinge al mittente, con fermezza, l’accusa di cementificare.

«Il regolamento - è la premessa tecnica - si compone di due parti. La prima parte ha lo scopo di regolare l’edificazione esistente: si tratta di 158 articoli che la città attendeva da anni e che hanno l’obiettivo di favorire il recupero dell’esistente, aumentando la capacità insediativa senza prevedere nuovi volumi. Gli strumenti in tal senso sono i frazionamenti (fino ad oggi chi aveva una casa di 100 mq non poteva frazionarla!), le sopraelevazioni, il recupero dei sottotetti, gli ampliamenti e varie altre categorie d'intervento».

Poi l’amministrazione va al sodo: «In termini volumetrici non si può certo parlare di cementificazione. Dei volumi previsti dal piano strutturale, il regolamento utilizza solo il 28% e in alcune zone il 10%. La nuova edificazione è affidata a un centinaio di ambiti destinati a dotare la città degli standard urbani da sempre mancanti, ambiti che, è bene chiarirlo, sono una proposta non certo un’ipotesi definitiva. La nuova edificazione - assicura i il sindaco- sarà approvata solo con il consenso dei cittadini, gli ambiti potranno essere approvati solo con il consenso della maggioranza assoluta dei proprietari e nel caso in cui dalle osservazioni non emergano criticità. Dalle osservazioni dei cittadini potranno provenire proposte migliorative che saranno valutate e accolte. In parole semplici, nessuna casa verrà abbattuta senza il consenso della comunità e non sarà previsto nessun esproprio perché l’attuale regolamento, a differenza dei piani passati, non lo prevede. Lo dico con forza: lo strumento urbanistico dovrà essere vissuto dalla città come lo strumento per migliorare la città stessa, non certo una ferita».

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