Sicurezza
Il contatto in Sudamerica comandava le Farc
MASSA. Nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Giuseppe Alvaro è coinvolto anche un comandante delle Farc. Un colombiano, con alle spalle basi militari e un vero e proprio esercito. Un esponente...
MASSA. Nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Giuseppe Alvaro è coinvolto anche un comandante delle Farc. Un colombiano, con alle spalle basi militari e un vero e proprio esercito. Un esponente delle Forze armate rivoluzionare, che dal cuore della foresta Amazzonica era in grado di rifornire il mercato europeo con un fiume di cocaina. E faceva affari con i calabresi. Il suo contatto era Giuseppe Talotta, il luogotenente del clan che si è rintanato a Massa prima di costituirsi.
I risultati conseguiti dagli inquirenti sono importanti: quattro tonnellate di cocaina sequestrate; 34 ordinanze di custodia cautelare in carcere; beni immobili, quote societarie, ditte individuali e beni mobili di lusso per un valore di cinque milioni di euro sequestrati tra il Lazio e la Calabria. Sono questi i numeri di un'indagine della Dda di Reggio Calabria che ha coinvolto le polizie di Usa (Dea), Spagna (Guardia civil) e gli specialisti del Gico di Catanzaro.
L'inchiesta che porta la firma del procuratore Federico Cafiero de Raho ed è stata coordinata dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri, ha consentito di interrompere un importante traffico di cocaina. Personaggio chiave dell'indagine era appunto Giuseppe Alvaro, rampollo dei clan di Sinopoli, arrestato dai finanzieri sulla A3, dopo una lunga serie di appostamenti tra la Versilia e la provincia apuana. Proprio nel nostro territorio, lontano da occhi indiscreti, secondo l’antimafia genovese - che stava seguendo un altro filone - venivano prese le decisioni più importanti.
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