Attenzione
Uccisi 3.188 capi, ma non basta ancora
MASSA CARRARA. Passione e questioni economiche; voglia di grosse prede e tutela delle coltivazioni. Attorno alla caccia al cinghiale ruotano tanti interessi. Perchè sparare agli ungulati, bestioni...
MASSA CARRARA. Passione e questioni economiche; voglia di grosse prede e tutela delle coltivazioni. Attorno alla caccia al cinghiale ruotano tanti interessi. Perchè sparare agli ungulati, bestioni che possono pesare anche più di un quintale è “caccia vera” che piace molto alle doppiette, e perchè la eccessiva diffusione del cinghiale provoca danni al sistema agricolo del territorio. Non a caso l’attività venatoria per questa specie è regolata dall’Atc, Ambito territoriale di caccia, prpoprio in funzione del contenimento del numero di esemplari su un dato territorio.
Ma non tutto è “virtuoso” in questo campo. Romano Vianelli e Piero Buffa, appassionati cacciatori, iscritti al Cpa (Caccia Pesca e Ambiente, una delle numerose associazioni del settore)parlano apertamente di alcune “magagne” e svelano scenari sconosciuti – almeno per chi cacciatore non è – di questo mondo. Lo fanno mettendoci la faccia e partendo dalla questione che più sta loro a cuore. «Noi siamo – dicono all’unisono – cacciatori iscritti al “singolo”, una forma di caccia al cinghiale condotta singolarmente. Siamo in tutta la provincia un centinaio e per noi l’attività venatoria è riservata in 10 aree definite “non vocate”, cioè zone in cui il cinghiale proprio non dovrebbe esserci perchè ci sono colture, abitazioni, strade. E, dunque, va da lì eliminato. “Eradicato”, come dice il regolamento». Il grosso dell’esercito dei cacciatori al cinghiale, invece – 2.500 circa in tutto – va nei boschi a squadre – composte da 60 persdone e con un minimo di 20 partecipanti a battuta – per battute collettive. Che si svolgono in aree classificate come “vocate”, dove il cinghiale può vivere ma deve essere contenuto nel numero di esemplari.
Ebbene, l’Atc Ms 13 (l’organismo formato da rappresentanti delle associazioni venatorie, degli enti locali, delle associazioni agricole che definisce calendari locali e “norma” l’attività ) ha emanato quest’anno un regolamento che dà facoltà a tutti i cacciatori delle squadre che cacciano nelel zone “vocate” ad andare nelle aree non vocate. Un’apertura motivata dalla necessità di abbattere più capi nelle zone più vicine a campi e abitati. Una decisione sbagliatissima e pericolosa, dicono però Buffa e Vianelli. « Se tutti i cacciatori si iscrivessero al singolo ci ritroveremmo con 120-130 cacciatori in un’area di estensione ridotta. Per giunta non organizzati in squadre ma in giro ognuno per conto proprio. Beh, vi immaginate quel che può succedere? I cacciatori si spareranno addosso. In teoria in una sola area vocata potrebbero ritrovarsi fino a 240 cacciatori con rischi di “fuoco amico”altissimi. No, date retta a noi questa è una pericolosa insensatezza che mette a in gioco la vita dei cacciatori», accusano infervorati i due.
Ma Vianelli e Buffa raccontano anche altro. Se l’obiettivo è contenere la diffusione del cinghiale, è la sostanza del loro ragionamento, c’è chi non vuole proprio raggiungerlo.
«In realtà succede che nell’ Atc si formano serbatoi di cinghiali per farli riprodurre e per poterli poi cacciare la stagione successiva», dicono. «Molti vanon a caccia per la “borsina”, cioè per spartirsi la carne di cinghiale che viene distribuita a l termine di ogni battuta. Se la borsina non c’è, molti non si iscrivono alla caccia l’anno successivo. E, allora, per tenere in funzine il “giochino”, si fa in modo che i cinghiali continuino a proliferare».
Non solo. Nel mirino di Vianelli e Buffa c’è anche la pasturazione: «Viene distribuito cibo agli animali. Il principio di contenimento viene così parzialmente vanificato e i cinghiali si abituano a prendere il cibo dall’uomo, diventano quasi domestici e si avvicinano più facilmente alle case perchè imparano a non temere l’uomo». Un pasticcio, insimma, a loro avviso.
«Senza contare – incalza Buffa – che i cacciatori delle squadre che vengono a fare la battuta nella zona non vocata lascia libera la zona vocata e l’abbattimento programmato non viene rispettato. A nostroavviso si dovrebbe dare diritto a noi cacciatori iscritti alla “singola” di andare a cacciare nelle aree “vocate”. ma così non succede. In realtà non si vuole ridurre il numero dei cinghiali per non rompere il meccanismo e mantenere borrttino per gli anni successivi. Intanto, gli animali con il cibo aritficiale trasformano i boschi in un porcile a cielo aperto”, popolato da cinghiali che somigliano a maiali».
«La caccia dovrebbe essere divertimento, non “borsine” piene di carne. Se si perde questa filosofia, addio. Si snatura tutto, la caccia non è più tale», aggiunge Vianelli
C’è molto da cambiare, ripetono le due doppiette “fuori dal coro”. «Tremiamo al pensiero che con l’affollamento nelle zone non vocate ci siano feriti o che un colpo finisca contor una casa o in uno stradello dove passa gente». Ma l’Atc, sostengono ancora, «n on si confronta con le nostre istanze. I nostri portavoce quelli della caccia al singolo non sono mai stati chiamati, mai ascoltato il loro parere. Prendono decisioni sulle nostre teste».
Claudio Figaia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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