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In marcia scalzi, dalla parte dei migranti

In marcia scalzi, dalla parte dei migranti

L’inziativa organizzata dalla Cgil, Arci e Accademia della Pace partirà domani da piazza Matteotti

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CARRARA. In marcia, scalzi, per cambiare le politiche migratorie. L’appuntamento è per domani alle 16 e 45 in piazza Matteotti a Carrara con la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi organizzata da Cgil, Accademia apuana della pace e Arci». «Cammineremo scalzi per le strade della città, partendo da Piazza Matteotti e sfilando per Via Roma fino a Piazza d'armi - si legge nella nota della Cgil - Per chiedere con forza i primi quattro necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali: certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature, accoglienza degna e rispettosa per tutti, chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti, creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino». «È arrivato il momento di decidere da che parte stare. È vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa. Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter prendere delle scelte. Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi. Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere. E' difficile - prosegue la nota della Cgil - poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo. Ma la migrazione assoluta richiede esattamente questo: spogliarsi completamente della propria identità per poter sperare di trovarne un'altra. Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro ad una barca, ad un tir, ad un tunnel e sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno». «La Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi - si legge nella nota della Cgil - parte da queste ragioni e inizia un lungo cammino di civiltà. E' l'inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano. Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie. Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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