Il Tirreno

Mi ha detto: Renà io sto ancora male

di Alessandra Vivoli
Mi ha detto: Renà io sto ancora male

Massa, la denuncia dei familiari dopo la morte del quarantaseienne rifutato dall’ospedale: ora vogliamo sapere perché è morto

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MASSA. «Oggi doveva essere la sua festa. Avevamo preparato tutto: una cosa semplice, come piaceva a lui. Doveva venire anche mio figlio con la sua compagna. E invece siamo qui». Indica la porta dell’obitorio Renato Ermanno Del Becaro. Dentro c’è il fratello, Maurizio, morto a 46 anni dopo essere andato in ospedale, giovedì sera, per quella che gli era stata diagnostica come una crisi d’ansia. Nel giorno del compleanno di Maurizio a piangerlo, nel cortile dell’obitorio di Massa ci sono i paesani di Altagnana, i colleghi di lavoro, della Skf, e il fratello, Renato, 60 anni pensionato dell’Arsenale di Spezia dove è stato dipendente della Marina militare. Un fratello maggiore che fino all’ultimo ha provato a salvarlo il suo Maurizio: è stato lui a fargli la respirazione bocca a bocca, sul terrazzo di casa. Ma non è servito a nulla, ormai era troppo tardi.

«Avevo tredici anni quando è nato Maurizio, lo desideravo tanto un fratello - racconta con gli occhi pieni di lacrime Renato - Il nome lo avevo scelto io, Maurizio, come il cantante Maurizio Arcieri dei New Dada. Siamo stati sempre legatissimi: lo scorso febbraio è morto nostro padre, Maurizio ha sofferto molto, da allora ha cominciato ad avere problemi di ansia». E proprio da quella crisi, di giovedì pomeriggio che comincia il racconto di Renato. Un racconto in cui si mescola il dolore, enorme, di una famiglia spezzata. La solidarietà di una piccola comunità, quella di Altagnana: «perchè appena si è ripreso, durante il primo ricovero al pronto soccorso Maurizio ci teneva così tanto a dirmi i nomi di tutti i vicini che lo avevano aiutato quando è stato male». E un racconto in cui entra, a gran voce, la volontà di fare chiarezza. Di capire perché è morto Maurizio e se poteva essere salvato: «queste cose non devono più succedere, non devono succedere a nessuno».

Quello di Renato è un racconto lucido, preciso. Con gli orari, i sintomi, perfino la pressione arteriosa e battiti cardiaci rilevati, proprio da lui al fratello. Un racconto in cui ci sono anche due tazze di latte e biscotti: quelle mangiate da Maurizio. L’illusione che tutto fosse tornato alla normalità.

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«Mio fratello giovedì era a casa, a Altagnana - comincia cl dire Renato - lui abita da solo, vicino a nostra madre che però si trovava da una settimana a casa mia, a Montignoso. Si è sentito male: non riusciva a respirare, gli mancava l’aria ed è svenuto un paio di volte. Ha chiesto aiuto ai vicini che hanno chiamato il 118. In ambulanza è arrivato al Pronto soccorso di Massa, alle 18».

Ed è qui che lo raggiungono, prima delle 19 di giovedì, Renato e la moglie.

«È entrata mia moglie, lo ha trovato steso sul lettino con la flebo attaccata al braccio - dice il fratello - quando l’ha vista si è messo a piangere. Poi ha vomitato, lì sullo stesso lettino, nell’astanteria del Pronto soccorso». Qui, in reparto, Maurizio è rimasto fin dopo a mezzanotte. «Nel foglio di dimissioni c’è scritta l’ora: mezzanotte e trentotto minuti - continua - gli hanno prescritto delle gocce calmanti. Ma quando siamo usciti dall’ospedale io ho notato qualcosa di strano. Maurizio non riusciva nemmeno a camminare, si appoggiava a me. Ho pensato che fosse l’effetto dei calmanti». Una volta a casa Renato prepara una tazza di latte e biscotti. «Maurizio ha mangiato, poi è andato a letto - continua il racconto del fratello - La mattina di venerdì alle 8 e mezzo si è svegliato e mi ha detto: “come ho dormito bene nel letto dei nonni”. È sceso per fare colazione, gli ho preparato latte biscotti, e mi ha detto che si sentiva ancora debole. Gli ho misurato la pressione, aveva 93 e 56. E i battiti cardiaci: erano a 113. Si stava preparando per andare dal medico di famiglia quando, dal terrazzo dove si stava mettendo le scarpe ho sentito dei respiri affannosi. Sono uscito di corsa e mi ha detto: Renà io sto ancora male. Poi è svenuto». «Ho provato a rianimarlo gli ho fatto la respirazione bocca a bocca, ho chiamato anche degli operai che stavano lavorando sotto casa per farmi dare una mano. Nel frattempo avevamo allertato il 118. Quando sono arrivati volontari della croce azzurra di Montignoso mi hanno detto che era in arresto cardiaco». Renato non rivedrà più vivo il fratello: «Che era morto l’ho saputo da una delle volontarie della Croce azzurra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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