Toscana
Solo subbia e scalpello al Simposio di scultura di piazza del Duomo
Otto artisti di quattro continenti diversi al lavoro in una manifestazione dove non si usano attrezzi elettrici
CARRARA. Otto scultori dai 20 ai 60 anni, provenienti da quattro continenti diversi e che usano linguaggi artistici differenti: in comune hanno “solo”, si fa per dire, l'abilità nell'usare subbia e scalpello per trasformare un piccolo blocco di marmo grezzo, preso da un ravaneto qualsiasi, in un’opera d'arte.
Simone Andrei, Alessandro Parodi, Dominil Stahlberg, Stefanie Oberneder, Anna Plackova, Kidainu Alem Tecklu, Elias Naman e Bo Allison sono i protagonisti della terza edizione del Simposio Internazionale di Scultura a mano, organizzato da Artisti del Borgo in collaborazione con Galleria Duomo e il sostegno di una decina tra cooperative e aziende del lapideo. «Questa è la grande bellezza di Carrara, mostrare la capacità di creare un'opera d'arte davanti al pubblico usando un blocco di scarto e come colonna sonora, la musica prodotta da subbia e scalpello»: Primo Santini, patron della Galleria Duomo, descrive così il “segreto” del Simposio Internazionale di Scultura a mano in corso nel sagrato del Duomo di Carrara. La manifestazione si è aperta mercoledì con una festa, davanti a centinaia di visitatori: «La piazza era gremita è stata una grande soddisfazione… in fondo è un simposio organizzato da due pittori» confermano Robo e Romeo Buffoni, artisti del pennello prestati per l'occasione alla scultura. Sono loro che attraverso Artisti del Borgo hanno riportato il simposio in centro città. Una manifestazione dicono, «nata dal basso e organizzata da chi di arte vive» dove «il filo rosso è rappresentato dall'utilizzo del nostro spazio urbano con una continuità tra passato e presente» spiega Robo, sottolineando come il parterre degli artisti presenti sia molto variegato. Due italiani, due tedeschi, una cittadina della Repubblica Ceca e ancora un etiope, un siriano e uno statunitense: il più giovane ha vent'anni, il più esperto ha superato la sessantina, hanno stili e linguaggi artistici ma – insistono gli organizzatori - «sanno tutti usare molto bene subbia e scalpello».
Non è un caso dunque, che insieme agli scultori, anche “i ferri del mestiere” siano protagonisti al Simposio: sulla piazza, in mezzo alle postazioni dove prendono forma le opere d'arte, ci sono un fabbro, Antonino Pietrafesa e un “magnan”, Dante Rossi: «E' rimasto l'ultimo in Toscana a saper fare questo mestiere» racconta Robo indicando la postazione di Rossi, “erede” di una famiglia di artigiani specializzati nella sistemazione degli attrezzi dei cavatori, fatta direttamente sul posto. Gli otto artisti che partecipano al simposio usano gli strumenti forniti da questi due “maghi del metallo”, che proprio nel braciere acceso sulla piazza sistemano e modificano subbie e scalpelli. E sempre in nome delle tradizioni locali, sulla piazza ha trovato spazio anche Marco Bombarda, con i suoi mortai rigorosamente “Made in Miseglia”. Le opere, una volta terminate verranno esposte in una mostra che sarà allestita nelle prossime settimane.
Cinzia Chiappini
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