Il dolore
Il nuovo ospedale è pronto Ma i distretti sono in ritardo
Ferma la ristrutturazione di via Tambura, al centro di Avenza manca il progetto Appena iniziati i lavori al monoblocco. La Cgil: problemi anche per il personale
MASSA. Il conto alla rovescia è agli ultimi tocchi: il 15 settembre, fra dieci giorni, inizia, almeno sulla carta, il grande trasloco della sanità. Gli ospedali di Massa e di Carrara verranno progressivamente svuotati e chiusi (anche se a Carrara resteranno molti servizi) e trasferiti al nuovo ospedale “delle Apuane” di viale Mattei. Un cambiamento epocale che sta mettendo in fibrillazione l’intera struttura della sanità apuana e sta sollevando parecchie preoccupazioni. «Stiamo lavorando incessantemente per valutare tutte le possibili criticità e trovare preventivamente quelle soluzioni che ci permettano di arrivare all'apertura dell'ospedale di Via Mattei senza imprevisti», comunica l’Asl.
Che aggiunge, rispondendo all’allarme lanciato dal consigliere del Psi Giancarlo Casotti sulla chiusura per un mese del pronto soccorso di Massa: «Uno dei momenti più delicati è sicuramente rappresentato dal trasferimento del Pronto Soccorso. Nella bozza ufficiale del piano di trasferimento è previsto il trasferimento del Pronto soccorso di Massa nel periodo tra il 30 di ottobre (fine turno) e il 9 novembre. Avremmo comunque tutto il tempo di poter precisare ulteriormente su modalità e tempi dei trasferimenti durante gli incontri previsti in Commissione e nel tavolo istituzionale, di cui auspichiamo a breve la costituzione».
Ma i timori più grossi sono altri. E riguardano i ritardi delle strutture sanitarie territoriali che dovranno (dovrebbero) affiancare il nuovo ospedale, tutto centrato sulla cura degli acuti. Come le Case della salute, che funzionano solo in Lunigiana e a Montignoso mentre a Carrara e Massa sono ancora al palo.
O come l’ampliamento del distretto di Avenza, del quale non c’è ancora un progetto esecutivo. Per non dire di via Bassa Tambura a Massa, centro destinato a diventare il fulcro della attività territoriale, dove non si vede un ponteggio o un operaio al lavoro. Mentre i lavori di manutenzione straordinaria della chirurgia ambulatoriale del monoblocco di Carrara sono appena partiti ed è impenasabile che vengano terminati prima dell’entrata in funzione del nuovo ospedale.
«I ritardi sono evidenti – dice Valerio Musetti, delegato Cgil Sanità – Ridurre l’ospedalizzazione va bene ma con un adeguata riorganizzazione e con il potenziamento della sanità territoriale per i pazienti cronici per la medicina di base e per la prevenzione che non sta avvenendo se non in minima parte». E non è solo questo. La Cgil denuncia problemi anche sulla riorganizzazione del personale. «Il Noa – dice Musetti – è imperniato sulla intensità delle cure: i pazienti vengono trattati in base alla intensità delle terapie di cui hanno bisogno, non del tipo di patologia. Non ci saranno più posti letto dedicati all’ortopedia, alla chirirgia o ad altre specialità, ma un unico contenitore in cui gli infermieri saranno chiamati a trattare pazienti con diversissime forme di patologia. L’infermiere sarà in grado di dare un assistenza adeguata per ginecologia, otorino, o altro? I percorsi formativi sono stati fatti solo in parte, va discussa una nuova organizzazione interna. Lo chiediamo da tempo e ora il tempo sta davvero finendo».
Ritardi ci sono anche, secondo Musetti, sul piano di cure domiciliari per pazienti cronici, allo scopo di ridurre i ricoveri. Insomma, la nuova sanità è un cantiere aperto. Forse troppo aperto.
Claudio Figaia
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