Il Tirreno

«Lo conoscevo da anni, mai venuto a casa»

«Lo conoscevo da anni, mai venuto a casa»

La mamma Nunzia sentita un’ora in aula: «Il medico mi aveva tranquillizzata, mi sono fidata di lui»

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MASSA. È impossibile per una mamma dimenticare un trauma come quello della perdita di un figlio e Nunzia Lombardo, madre della dodicenne stroncata da quella che sembrava una semplice influenza, non sfugge a questa verità. Ieri è stata sentita in aula per un’ora. Prima dal pubblico ministero Andrea Rappelli, poi dalla parte civile che rappresenta lei, il marito e la figlia Rachele (gli avvocati Francesco Persiani e Maria Grazia Menozzi) e infine dalla difesa del pediatra Giorgio Biava contro cui la famiglia Del Monte punta il dito: «Io mi fidavo del dottore - ha detto -, era il medico delle mie bimbe da diciassette anni. Quando mi ha detto di dare la tachipirina l’ho fatto, perché per me era naturale. Poi non l’ho più sentito, l’ho visto il lunedì quando non c’era più niente da fare. Non si ricordava neppure il mio indirizzo di casa, tanto per darvi l’idea di quante volte sia venuto a visitare Irene e la sorella Rachele».

La donna ha ripercorso gli ultimi giorni della sua figlia più piccola. E ha raccontato le stesse cose che ha detto alla squadra mobile (che ha condotto le indagini), ai suoi legali, ai giornalisti. Non ha mai avuto un’incertezza, non ha mai cambiato una virgola: «Era mercoledì quando la bimba mi ha detto di non stare bene, le ho misurato la febbre e il termometro indicava 38,5. Le ho dato la tachipirina, una compressa che si scioglie sotto la lingua. Ero tranquilla, anche perché mia figlia mangiava regolarmente. Il venerdì lo scenario però è cambiato, Irene ha smesso di mangiare e la febbre è salita a 40. Lì ho chiamato il pediatra. Lui mi ha tranquillizzata, spiegandomi che era influenza e di aumentare la dose del farmaco (ogni 4 ore una compressa)». La febbre nonostante la tachipirina però resta sui 39. «Biava mi ha solo chiesto se mia figlia aveva il collo rigido (per escludere la meningite), per il resto non ha fatto nulla».

La signora Lombardi ha risposto anche al difensore del medico, l’avvocato Adriano Martini (che a dire la verità ha usato modi delicati): «Gli ho detto che aveva la tosse con il catarro, senza specificare di che colore fosse (leggermente colorato) perché lui non me lo ha chiesto. Né mi ha detto di informarlo sugli eventuali miglioramenti di Irene». E qui Biava ha scosso la testa.

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