Attenzione
La visita mancata che irrita i genitori
La dodicenne Irene Del Monte si era sentita male mercoledì 6 febbraio: aveva detto alla madre di avere freddo. La donna le aveva messo la mano sulla fronte e aveva scoperto che scottava. Le aveva...
La dodicenne Irene Del Monte si era sentita male mercoledì 6 febbraio: aveva detto alla madre di avere freddo. La donna le aveva messo la mano sulla fronte e aveva scoperto che scottava. Le aveva misurato la febbre e l’aveva spedita a letto, curandola con la tachipirina. Questo per due giorni. Poi aveva chiamato il pediatra perché la febbre era arrivata a 40 e soprattutto era comparsa la tosse. Il dottore le aveva detto che era influenza. Invece la situazione era andata progressivamente peggiorando: la bimba aveva smesso di mangiare il venerdì e la domenica mattina era praticamente entrata in coma. A nulla era valsa la corsa all’ospedale e i tentativi di rianimarla.
In quei giorni si erano scatenate delle aspre polemiche, dopo che i pediatri avevano ammesso che in periodo di picchi influenzali per loro era impossibile andare a domicilio tutte le volte che venivano contattati. E che per il bene dei loro pazienti era meglio se i genitori li portavano in ambulatorio. «Dove tra l’altro abbiamo tutta l’attrezzatura per poter fare anche dei mini esami di laboratorio», avevano detto i rappresentanti degli specialisti. Mamme e papà però avevano criticato i medici.
Non era stato semplice risalire alla polmonite fulminante, ma le condizioni in cui erano stati trovati i polmoni della vittima erano eloquenti. In un primo momento si era temuto che fosse stato il virus H1N1, l’influenza A. Ma era stata l’università di Pisa a escluderlo categoricamente. Così era stato necessario un supplemento di indagine medica ed era venuta fuori l’alveolite. Con la scoperta che a Bergamo una adolescente era deceduta per colpa della stessa patologia..
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