Il Tirreno

Aste dei bagni, il Senato conferma la proroga fino al 2020

Aste dei bagni, il Senato conferma la proroga fino al 2020

Sospiro di sollievo per i balneari, parte il confronto tra operatori e Regione per la “sdemanializzazione” delle aree che non sono più veri e propri arenili

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. Tirano un sospiro di sollievo i titolari degli stabilimenti balneari della costa apuana (e di tutta Italia). E vedono il futuro un po’ più rosa. Non solo perchè la stagione che va chiudendosi è andata bene, meglio senz’altro dell’estate 2014. Ma perchè qualcosa, anche se ancora molto lentamente, sembra muoversi – in senso per loro positivo – per quanto riguarda la questione delle concessioni demaniali degli stabilimenti balneari sulle quali pende la spada di Damocle delle aste in virtù della direttiva Bolkestein.

Il 29 luglio scorso il Senato ha riconfermato la proroga al 2020 dell'attuale status, spostando quindi in là l’ipotesi della messa all'asta, che in precedenza sembrava fissata al 2017. Salvo colpi di scena, dunque, i concessionari dei bagni hanno davanti a loro ancora cinque anni in cui le loro attività non verranon messe discussione. Un tempo che dovrà servire, anche, a modificare alcuni aspetti delle attuali concessioni per passare l'esame europeo. In questa fase diventa fondamentale il ruolo delle Regioni che avranno quattro mesi di tempo, fissati sempre dal Senato, per un censimento delle proprie coste, allo scopo di definire quali aree potrebbero essere soggette a passaggio da patrimonio demaniale indisponibile a patrimonio disponibile in capo alle Regioni stesse.

«Si tratta di un passaggio fondamentale - commenta Stefano Gazzoli, presidente del Consorzio Riviera Apuana e presidente dei balneari Confesercenti Toscana - in cui le Regioni possono avere un ruolo attivo nella soluzione finale della vicenda scongiurando il pericolo delle aste. Il censimento, infatti, consentirà di definire una volta per tutte quali aree siano da ritenere “intoccabili” e quali siano quelle con possibilità di cambiare il loro stato di fatto (la così detta sdemanializzazione). Stiamo parlando in questo caso di aree nelle quali storicamente insistono strutture e che hanno perso le caratteristiche di arenile. Anche il codice della navigazione prevede la sdemanializzazione in questi casi».

Un modo - dice ancora Gazzoli - «per risolvere il problema della direttiva europea per queste aree, precisando cosa si intende per sdemanializzare; e cioè mantenendo da parte dello Stato la proprietà del suolo non vuol dire vendere, ma vuol dire regolare un territorio che oggi non ha regole. Vuol dire inoltre ridurre significativamente gli enti che se ne occupano al fine di ottimizzare controlli e norme stesse».

La settimana scorsa Gazzoli ha incontrato in Regione, insieme a Luca Petrucci del Consorzio Riviera Toscana, il capo di gabinetto Ledo Gori e Paolo Bongini. «Abbiamo voluto capire come la Regione intende muoversi dopo le richieste del Senato - dice ancora Gazzoli -, e i funxonari hanno detto che intendono rivederci su queste questioni. Abbiamo anche chiesto di definire normative per la costa, uniche per tutta la regione alle quali i Comuni si dovranno attenere. Uno stabilimento balneare di una zona dovrebbe avere uguali diritti di quello di altre zone a parte le peculiarità indiscutibili del territorio con modalità e vincoli inderogabili per i quali si potrà realizzare strutture e ristrutturarle». Questi passaggi, ne è convinto Gazzoli - possono essere un primo passo verso una soluzione e un disinnesco degli effetti deflagranti della direttiva Bolkestein. «Confidiamo – chiude il presidente dei balneari – nella dinamicità e la sensibilità che la Regione Toscana ha sempre avuto verso un settore strategico come quello balneare. Come Confesercenti chiederemo inoltre un'audizione alla commissione regionale Patrimonio e Demanio al fine di poter approfondire l'argomento».

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web