Il Tirreno

Il regista Bellandi ucciso da un cocktail di droga e farmaci

Arrivati gli esiti dell’autopsia: per quella morte è indagato l’amico che lo aveva ospitato in casa. Indagine a una svolta

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MASSA. Il regista teatrale Riccardo Bellandi è morto per un arresto cardiaco provocato da un micidiale cocktail di farmaci e sostanze stupefacenti. Sono arrivati gli esiti dell’approfondimento di autopsia e degli esami tossicologici effettuati dal medico legale Susanna Gamba per conto della procura. La vicenda è quella del decesso dell’artista carrarino avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 aprile del 2014 in casa di un amico. E proprio l’amico, difeso dall’avvocato Dino Del Giudice, è finito nel registo degli indagati con l’accusa di «morte come conseguenza di altro delitto» (articolo 586). Ovvero la cessione dello stupefacente. Più un atto dovuto quello del magistrato che conduce l’inchiesta (era il sostituto procuratore Vito Bertoni, ma nel frattempo è stato trasferito e quindi ora se ne occupa la collega Rossella Soffio). Soprattutto perché l’indagato è il proprietario della casa dove è avvenuto il decesso. E dove c’era la droga. Per questo l’immobile era stato sequestrato, costringendo l’uomo ad abitare per alcuni mesi insieme ai propri genitori, che hanno la residenza esattamente al piano di sopra. La procura, su richiesta dell’avvocato Del Giudice, dopo alcuni mesi ha disposto il dissequestro della casa. E così il cinquantenne, anche se ancora provato per quello che era accaduto, era potuto tornare tra le sue cose.

Il tossicologico non era l’unico esito che attendevano gli inquirenti, perché da Firenze la polizia postale non ha ancora inviato i tabulati di tutti i messaggi che si sono inviati i due uomini prima dell’incontro che poi è terminato con il decesso di Bellandi. La difesa del cinquantenne indagato, nei mesi scorsi aveva consegnato pc, tablet e smartphone agli agenti della squadra mobile nella speranza che si facesse chiarezza alla svelta. Ma non è ancora così. In pratica gli inquirenti cercano, soprattutto sul telefonino, conferme di quanto ha raccontato l’amico della vittima. Dall’acquisto degli stupefacenti all’appuntamento che i due si erano dati come altre volte per passare la serata insieme.

Gli esami tossicologici effettuati dal medico Gamba, incaricato dalla procura di eseguire l’autopsia, però erano i più attesi. Al punto che era stato deciso di approfondirli. Anche perché all’esame autoptico avevano partecipato altri due medici legali: Stefano D’Enrico ed Elena Menconi. Il primo tutela il cinquantenne accusato di aver causato il decesso dell’artista con la cessione dello stupefacente, la seconda invece la famiglia della vittima. L’impressione dei periti era che fosse stato proprio l’infarto la causa del decesso, ma finché dal laboratorio non giungevano i referti ancora nulla si poteva dire.

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