La protesta
Trincea, un residence contro la povertà «Qui solo gli italiani»
Forza Nuova gestisce l’ex scuola di Poveromo da mesi Una stufa a legna per il freddo e tanta buona volontà
MASSA. Sulla sedia che Adriano Gambini - il senzatetto che dormiva su una panchina a Empoli e che ha trovato casa nell’ex scuola elementare occupata di Poveromo - usa a mo’ di comodino c’è il romanzo di Umberto Eco Baudolino. «Me lo ha regalato una signora, anche se non ho studiato molto so leggere e mi piace passare il tempo così». Mentre l’ex camionista parla il segretario di Forza Nuova Francesco Mangiaracina mette a posto alcune derrate alimentari nel residence degli indigenti: «Cerchiamo di dare una mano a queste persone, abbiamo ospitato tutti. Basta essere italiani e noi accogliamo tutti».
Al momento ci sono tre nuclei familiari in quelle che fino a dodici anni fa erano aule per i bimbi: due uomini e una donna, la signora Speranza. I camerati, anche se loro non gradiscono molto la definizione, si sono dati un gran da fare per rendere dignitoso questo albergo dei poveri: «Quando siamo entrati - continua Mangiaracina - nell’androne c’era l’acqua alta. L’abbiamo spazzata restituendo lucentezza alla graniglia dei pavimenti. E anche i bagni, con le turche, non si potevano guardare e così li abbiamo trasformati in docce comprando a spese nostre dei piatti di marmo. Certo non sono dei capolavori di muratura ma ci si può lavare senza problemi». E in effetti è così. Ma quello che stupisce di più è la cura dei dettagli: nel bagno delle donne lo specchio è più grande, per esempio.
Trincea, questo il nome del programma di emergenza abitativa di Forza Nuova, è stata inaugurata alla fine del 2014. Da allora di qua sono passate una decina di famiglie, qualcuna anche con i bimbi. E i ragazzi che credono nei valori della destra le hanno trattate con i guanti: oltre all’alloggio hanno offerto pure il vitto. «Facciamo le raccolte alimentari - spiega il segretario - davanti ai supermercati. Anche davanti alla Coop. C’è chi ci dà cibo in scatola e chi pacchi di pasta. Insomma alla fine la dispensa è sempre fornita».
Il problema semmai nella residenza sociale è il freddo, non in questi giorni ovviamente: c’è una stufa a legna perché le stufette elettriche non si possono attaccare perché altrimenti salta la corrente. L’Enel fornisce elettricità ma il minimo indispensabile, perché c’è una cooperativa che ancora paga la bolletta. Mentre Mangiaracina spiega che Forza Nuova non ha occupato nulla (formalmente sono le persone che ci vivono a occupare) gli arriva un’altra telefonata: è un uomo che sta dormendo in uno sgabuzzino perché lo hanno stfrattato. Non sa dove andare. Il segretario prende appuntamento e si prepara a ospitare un quarto inquilino: «Al momento hanno tutti una intera stanza a loro disposizione - conclude -, ma se arriva un altro qualcuno dovrà dividere il suo spazio». Adriano intanto si gode un letto morbido, dopo aver poggiato la schiena sul marmo per mesi e mesi: «Ho dormito benissimo, perfino la mancanza della luce a risvegliarmi mi ha dato una mano. Io qui sto bene». Talmente bene che non vuole chiedere nulla alla figlia: «Sono abituato a fare tutto da solo e non voglio disturbare». Trincea è uno dei pochi posti accoglienti che ha trovato in questi ultimi anni di vita: prima era stato a Lamporecchio da un prete che poi è stato trasferito. «A Empoli c’ero andato per amore, avevo conosciuto una ragazza. Ma poi mi ha lasciato e io sono rimasto solo». E conclude la frase con una boccata di sigaro, per dimenticare quello che è stato. (d.d.)
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