Il Tirreno

Carrara e i suoi artisti

Anna Plackova: "E' una città disorganizzata: il trucco è sapersi adattare"

di Melania Carnevali
Anna Plackova al lavoro
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Anna Plackova al lavoro

L'artista mette a confronto Carrara con la sua Praga

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CARRARA.Vivere un po’ a caso, farsi raccontare dalla vita, giorno per giorno, il da farsi, senza troppi progetti o previsioni. È così che vive Anna Plackova, scultrice di origine ceca, arrivata a Carrara lo scorso anno per la prima volta, e da allora andata e tornata diverse volte. Nata e cresciuta (anche se per solo otto anni) nel regime comunista di Gustáv Husák all’epoca della Cecoslovacchia, Anna Plackova, è solo in cerca dalla libertà. Nella vita fa anche la traduttrice di francese e tedesco. L’arte, per lei, è più una passione che una professione. Ma non ne può fare a meno. Vive e lavora in una cava a Colonnata, in una casa immersa nel bianco e che dovrebbe diventare in futuro una casa per artisti. A seicento metri sopra il livello del mare, lontano da tutto, dove si annusa la libertà.
La incontriamo per il nostro salotto domenicale con gli artisti di Carrara e ci mostra subito le sue opere che rispecchiano tutta la sua personalità: astrazioni di oggetti e paesaggi reali. In bronzo, in creta, in marmo, in resina.

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Anna, lei si definisce un’artista astratta?
«Sì, direi di sì, anche se in tutte le mie opere c’è una base di partenza molto razionale, lucida e reale. Parto dall’immagine di qualcosa, che sia una paesaggio o i fuochi d’artificio, inizio a scolpire, disegnare o modellare e la forma va da sola.
Un po’ come il suo stile di vita...
Ehm... sì, un po’ come il mio stile di vita. Non mi piace fare progetti e pensare al futuro, quando c’è tutto un presente da vivere. Mi faccio raccontare dalle mie giornate cosa è meglio o peggio fare.
Lei vive a Colonnata e non ha un mezzo, riesce a muoversi facilmente in città?
Sì, a piedi (e scoppia in una risata, ndr). L’ultimo autobus passa alle 19.30 e dopo, per scendere o salire, non c’è anima viva, anche perché il paese è abitato da persone anziane che dopo le 19.30 sono già a dormire (e scoppia in un’altra risata, ndr).


Quindi quando esce la sera si ferma da qualche amico a Carrara?
No, non mi sono mai fermata giù. Torno a piedi.
Ma sono più di sette chilometri. Di notte...
Non sono pochi lo so, ma li senti la prima volta, la seconda meno, la terza ancora meno, poi la quarta non li senti più. Un’ora e mezzo e sono a casa dal centro. Una volta mi sono fatta anche dal mare a Colonnata a piedi, pensando che fosse vicino: c’ho messo tutto il pomeriggio ad arrivare.
Quindi è abituata a camminare?
In realtà, prima di venire a Carrara, non camminavo molto. A Praga faccio una vita urbana: vivo in città e mi muovo sempre con i mezzi pubblici, che là ci sono a qualsiasi ora.
Cosa preferisce? La vita urbana di Praga o quella “campagnola” di Carrara?
Nessuna delle due e tutte e due. Ho bisogno di entrambe, di non incastrarmi da nessuna parte. La perfezione sta nell’equilibrio fra le due e nell’adattamento. È importante sapersi adattare nel luogo in cui si vive.
Come in una casa nelle cave...Come è arrivata lì?
È stato un caso. Quando sono arrivata a Carrara, un’amica mi trovò una casa in affitto a Colonnata ma non avevo molti soldi e non potevo permettermerla. Sono andata quindi a cercare uno spazio in cava dove lavorare e lì ho conosciuto Alvise Lazzereschi, proprietario di cava con una cultura enorme, che mi ha proposto di venire a vivere in questa casa, che dovrebbe diventare una dimora per artisti per un progetto europeo. Per ora non c’è nessuno e me la godo. Vado a letto la sera e l’ultima cosa che vedo è il mare. Mi sveglio ed è di nuovo il mare quello che vedo. Poi il marmo mi incanta: mi sento come dentro una divinità gigante. Lo dimostra il fatto che dovevo rimanere a Carrara un mese solo lo scorso anno e invece sono ancora qui.

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Cosa le piace di questa città?
È l’Italia che mi piace. E forse questo amore l’ho un po’ ereditato da mio padre che venne qui negli anni Settanta e si innamorò di questo Paese. Probabilmente ho succhiato inconsciamente questo amore. Ma poi mi piacciono i suoi colori. La Toscana, con le sue colline verdi e il mare. E questa provincia, con le sue montagne alte a picco sulla costa. Sono bellissime le Alpi Apuane. Ma anche la stessa architettura di questa città: sono abituata ai palazzoni grigi e pesanti del regime comunista e trovo quelli dell’Italia e di Carrara bellissimi, leggeri, dolci, in sintonia con il paesaggio e con l’uomo. Ora mi sono abituata, vedendolo tutti i giorni, ma ogni volta che passavo davanti al Duomo di Carrara rimanevo folgorata dalla sua bellezza.


Però in Italia lasciamo andare in malora i nostri beni storici e culturali..
È vero, a Praga meno, nonostante in Repubblica Ceca non ci siano soldi, ci sia molta corruzione e i fondi alla cultura siano stati drasticamente tagliati. Credo che anche qui il problema sia lo stesso, di fondi, anche se non conosco bene il contesto politico e sociale locale.
Si ricorda qualcosa del regime comunista?
Dire che ricordo è una forzatura, perché sono stata fortunata e l’ho vissuto solo otto anni. Però ricordo le sensazioni e vivo di racconti: mia madre non ha potuto studiare perché i suoi genitori erano oppositori politici. Mio babbo aveva studiato, ma non poteva esercitare la sua professione per lo stesso motivo, doveva accontentarsi di fare lavori massacranti e poco redditizi. Vede, è facile inneggiare al comunismo quando non lo si è vissuto: a volte per conoscere la storia bisogna passarci attraverso.
63) CONTINUA

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