Il Tirreno

«No ai camion del marmo per garantire la sicurezza»

«No ai camion del marmo per garantire la sicurezza»

Querelle tra sindaci: Camilla Bianchi replica a Paolo Grassi collega di Fivizzano chiamata in causa l’incolumità sia dei fosdinovesi che degli autotrasportatori

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FOSDINOVO. Botta e risposta tra il sindaco Camilla Bianchi e il collega di Fivizzano, Paolo Grassi, sulla querelle relativa al transito giornaliero dei camion del marmo (circa 20) sulle strade che attraversano il Comune malaspiniano.

Dopo il no della prima cittadina fosdinovese al passaggio dei “bestioni” che trasportano scaglie di marmo per il tragitto cave-piano, e il conseguente attacco di Grassi «nessun sindaco è padrone delle strade che attraversano il suo Comune», pronta la replica di Camilla Bianchi che si affida a una sorta di lettera aperta per controbattere il collega, ricordandogli quindi che «si tratta di fare chiarezza sull’antica vicenda del transito dei camion. Antica perché, prima di me, l’aveva affrontata il mio predecessore nel 2011. Allora il Tar chiariva che il sindaco di Fosdinovo, attraverso ordinanza, non ha competenza sulle strade provinciali. Tuttavia il Tar ammoniva la Provincia, Ente proprietario, a tutelare la pubblica incolumità rispettando i divieti in essere. Nel 2011 sul Sagro si é interrotta l’escavazione: la cava Castelbaito Fratteta ha ricominciato a essere operativa nell’ottobre 2014 dopo aver garantito (!) l’eliminazione delle scaglie attraverso il loro allontanamento e la rendicontazione almeno sei mesi dopo, pur sapendo che nessuna strada era praticabile per la discesa dal Sagro. A oggi, quindi, il detrito non é stato allontanato: esistono limiti di transito ai 35 quintali e si vorrebbero far transitare camion della portata di 300 quintali, in barba ai divieti dei tecnici della Provincia».

E qui la bacchettata diretta: «Chi veramente é dalla parte dei lavoratori, non obbliga questi ultimi a guadagnarsi il pane rischiando la vita propria e altrui nello slalom fra le numerosissime frane, divieti e nell’attraversamento di paesi. Io, che amministro Fosdinovo, sollevo il problema della pubblica incolumità perché ne rispondo e perché credo nella prevenzione; non entro nel merito di “cave sì o cave no” e ovviamente non ho il potere di “intimare” nulla alla Provincia né ai tecnici dipendenti».

Ma secondo Bianchi ci sono anche altre questioni: «Fosdinovo ha una economia turistica non conciliabile con quella dei transiti del marmo. Il sindacato dichiara di tutelare 40 posti di lavoro, tu 50, nell’assoluto surreale balletto di cifre, io semplicemente dico che pari dignità hanno i posti di lavoro messi a rischio a Fosdinovo, quanti e quali essi siano: contadini, camerieri, ristoratori, agricoltori, guide turistiche e ambientali e commercianti. Nell’ultima conferenza dei servizi, il Parco delle Alpi Apuane ha chiesto alla Provincia di rendere nota la reale situazione delle strade per prendere provvedimenti di competenza. Se per prescrizione del Parco (sei mesi ormai trascorsi per allontanare i detriti), le cave chiuderanno, ci si domanderà cosa ha fatto la politica negli ultimi cinque anni per risolvere il problema, per uscire da questa antica impasse, per garantire lavoro e qualità della vita, sicurezza e ambiente, e diffusa distribuzione del benessere. Quello che davvero sconcerta é il tempo trascorso inutilmente dal 2011: Comune di Fivizzano (concessionario), la ditta, il sindacato, la Provincia, non hanno costruito né proposto nessuna valida alternativa, magari coinvolgendo Carrara, che é realtà industriale e ha investito sulla Via dei marmi, nonostante che la delibera del Consiglio provinciale del 28 aprile 2012 indichi precisamente quest’ultima soluzione».

Colpi di fioretto misti ad affondi di spada, dunque, caratterizzano il dualismo di vedute tra Grassi e CamilLa Bianchi, come peraltro ribadito da quest’ultima quando, in occasione del sit-in organizzato dai cavatori davanti alla sede della Provincia, si è presentata spontaneamente, con tanto di fascia tricolore, suscitando la contrarietà dei rappresentanti della Cgil.

Fabrizio Palagi

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