Il Tirreno

Il marmo si ferma per la morte in cava

Il marmo si ferma per la morte in cava

Massa Carrara, il settore incrocia le braccia per la morte di Brunello Maggiani. I Cobas: sì alla legge che tutela i lavoratori

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CARRARA. Non si può morire. È questo il grido di dolore dei colleghi di Bruno Maggiani, l’operaio morto sul lavoro dopo un volo di circa dieci metri da una terrazza della cava 152. Colleghi che lunedì 31 incrociano le braccia per 24 ore per rivendicare il loro diritto alla sicurezza.

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Una battaglia che i sindacati giurano che adesso affronteranno con piglio per far cessare questa strage. In trincea di sono Cgil (Fillea), Cisl (Filca) e Uil (Feneal), ma anche i Cobas del marmo (con una dura presa di posizione del segretario Dino Novembri). «Noi Cobas del marmo - scrive Novembri - ci domandiamo se in questo caso ci sia un colpevole; pensiamo che la responsabilità dell'incidente non sia solo dell'operaio ma bensì anche della ditta e dalla rsa (responsabile sicurezza aziendale) perché non è stato attuato il rispetto delle normative di sicurezza su come ci si deve comportare per evitare una caduta dalla bancata dove si sta lavorando. Quindi il perché dell'accaduto deve avere altre risposte; nella lavorazione delle cave di escavazione la concausa degli incidenti avvengono quando non si rispettano le leggi vigenti sulla sicurezza (ex legge 626) oggi "testo unico". La nostra confederazione fa appello a questi due organi (amministrazione comunale e Asl per la sicurezza)che possono e devono imporre ai concessionari delle cave di attuare e/o imporre ai dipendenti e ai propri responsabili una sicurezza a 360°. Questo ennesimo incidente ci deve far riflettere su come è pericoloso e faticoso il lavoro alle cave di marmo».

Poi Novembri ribadisce l’impegno dei Cobas: «A coloro che non sentono e coloro che non vogliono sentire l'appello che dal 1990 la nostra organizzazione sta portando avanti in Parlamento per il riconoscimento della legge 5/60 ai cavatori, chiediamo di mettersi una mano al cuore pensando a questi operai che rischiano tutti i giorni la vita per il pericolo e la salute, lavorando alle intemperie, solo concedendo questo diritto si farebbe la vera giustizia a questa categoria che è similare ai minatori, oggi le miniere sono quasi tutte chiuse e le uniche realtà aperte e in produzione sono le cave di marmo e affini».

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