Il Tirreno

Resta in carcere l’investitore delle bimbe

di Manuela D’Angelo
Resta in carcere l’investitore delle bimbe

Secondo la ricostruzione dei carabinieri l’uomo aveva un profondo astio verso lo zio e voleva provocargli un dolore

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CARRARA. Sarebbero stati i rancori nei confronti dello zio a fargli tentare di uccidere due gemelle, sue parenti di soli 15 anni, ieri mattina a Marina di Carrara. Almeno questa è la ricostruzione dei carabinieri, da cui Ottaviano Bertolini si è spontaneamente costituito nel pomeriggio, dopo l’incidente.

L’uomo, 43 anni, originario di Carrara, si trova ancora in carcere a Massa in attesa che il giudice decida, lunedì, se confermare o meno il suo arresto. Bertolini rimane in carcere perché, dicono i carabinieri, c’è la concreta possibilità di reiterazione del reato, visto che ai militari l’uomo ha dichiarato l’intento di far del male alle due ragazze per “provocare un dolore” allo zio, con cui i rapporti erano tesi da decenni.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri di Carrara, tutto risale a quando la ditta di famiglia, un’impresa di marmo, chiuse i battenti, liquidando i propri dipendenti, tra cui anche il padre dell’arrestato, cui era intestata una parte della ditta.

Nei conti della liquidazione, però, qualcosa non è andato come doveva e Ottaviano Bertolini avrebbe iniziato a covare rancore verso lo zio, che considerava responsabile delle presunte ingiustizie economiche nei confronti del padre. Su Bertolini, inoltre, ad avallare l’ipotesi dei rancori famigliari, pesa anche una denuncia dello zio che qualche anno fa lo accusò di avergli bruciato un escavatore. Si arriva così allo scorso 27 agosto: Bertolini, sempre secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, in preda ai fumi dell’alcol vede le due gemelle per strada, le figlie dello zio, in bicicletta, vicino al campo scuola di atletica di Marina di Carrara e tenta di investirle con la sua Fiesta, sapendo che questo avrebbe causato molto dolore allo zio.

Nell’incidente perde la targa della macchina, prova che il veicolo era realmente il suo, anche se intestato alla madre, e forse si rende anche conto di aver fatto una pazzia. Sarà lui stesso a dirlo ai carabinieri poche ore dopo, ancora palesemente ubriaco e a far scattare così le manette per tentato omicidio. Una versione che oggi però gli avvocati dell’uomo non confermano, convinti di dimostrare si sia trattato solo di un semplice incidente, tra l’altro denunciato poi spontaneamente. Le due ragazze, intanto, stanno abbastanza bene: una delle gemelle è stata subito dimessa dal pronto soccorso con qualche escoriazione guaribili in dieci giorni, l’altra rimane ricoverata con una vertebra cervicale rotta. Anche il fatto che le due ragazze non siano in pericolo di vita potrebbe essere un punto a favore di Bertolini che, in effetti, se avesse voluto davvero ucciderle, non avrebbe fatto fatica e le avrebbe colpite con più precisione e forza.

Tutto da verificare e confermare, forse, in sede di processo.

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