Lutto
Nuovi palazzi nel giardino di Pascoli
La denuncia di Italia Nostra: «la città perderebbe un patrimonio culturale»
MASSA. E anche il giardino dove ha trascorso i pomeriggi Giovanni Pascoli durante il suo soggiorno a Massa potrebbe finire sotto una colata di cemento. “Colpa” del regolamento urbanistico che prevede una nuova edificazione di 1400 metri quadrati con palazzi a quattro piani e venti nuove unità immobiliari con 2135 metri quadrati di nuovo asfalto «cioè parcheggi». A dirlo è Italia Nostra, l'associazione ambientalista, attenta anche al patrimonio culturale e storico, che si sta analizzando punto per punto il regolamento appena approvato.
«Con ogni probabilità ai più sono sfuggite nella lettura, effettivamente complessa, del nuovo regolamento urbanistico le previsioni per l'area Aru.4.21 a monte del tribunale compresa tra via Croce e via Pascoli - commenta il presidente della sezione di Massa e Montignoso, Bruno Giampaoli - Si tratta di un’area di grande valore storico ambientale e panoramico comprendente uno splendido uliveto ove il previsto ampliamento degli uffici giudiziari non si è poi fortunatamente realizzato e il magnifico giardino dove Giovanni Pascoli dimorò nel suo soggiorno a Massa. Pensavamo che nel nuovo regolamento - continua Giampaoli - un’area siffatta venisse tutelata e salvaguardata invece ci troviamo sorprendentemente di fronte ad una previsione urbanistica di nuova edificazione». Quei appunto 1400 metri quadrati con palazzoni e oltre duemila che secondo Italia Nostra verranno utilizzati per assestare la sete di parcheggi.
«Ma non sarebbe molto meglio mantenere l’oliveto che magari un domani potrebbe diventare parco pubblico - si chiede Giampaoli - anziché spezzare l’unità di un giardino storico e sacrificare al cemento e all’asfalto decine di ulivi centenari?». E aggiunge: «Vogliamo ricordare, oltre che agli amministratori e consiglieri comunali, anche a un’opinione pubblica spesso distratta e poco reattiva che il giardino, celebrato dal poeta nella poesia “Il lauro” non è affatto in degrado, anzi è stato conservato e tutelato egregiamente dai privati e sinceramente destinarlo a una gestione pubblica traballante pare pericoloso, se non assurdo. Non vorremmo che valutazioni ideologiche prevalessero su quelle logiche e che il risultato sia in definitiva la distruzione del verde che faticosamente ancora sopravvive nella nostra città».
Italia Nostra quindi si oppone e invita «la città a mobilitarsi per la salvaguardia del suo ambiente e delle sue memorie».
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