La manifestazione
«Qui siamo ancora isolati»
Le imprese di via Argine Destro: nessuna segnaletica e lavori mai iniziati
CARRARA. Il camion di un cliente russo che doveva caricare una partita di lastre, in via Argine Destro non ci è mai arrivato.
Perché la via d’accesso alle segherie, sul ponte dove il Carrione il 5 novembre ha rotto l’argine mandando sott’acqua mezza Marina di Carrara, è ancora chiusa. Con tanto di transenna e nastro bianco e rosso. I lavori di ripristino del muro non sono ancora iniziati. Non c’è alcun cartello che indici la strada alternativa, a pochi metri di distanza, dentro villa Ceci. E tale strada non è rilevabile dal navigatore.
E così il tir russo, dopo una serie di telefonate con il cliente ha desistito. E, almeno per quella mattinata, non ha caricato.
Un altro camion, da Verona, ha trovato la stessa situazione. Strada chiusa ( nessun lavoro in corso) e nessuna indicazione. E, dopo essersi fatto teleguidare dal titolare dell’azienda di via Argine Destro in cui era diretto, non ha risparmiato un commento al vetriolo: «Da noi, a Verona una situazione così non esisterebbe proprio. Come è possibile che non ci sia una segnaletica adeguata a dieci mesi dall’alluvione che ha fatto chiudere la strada?»
E quello contro cui puntano il dito gli imprenditori che in via Argine Destro hanno già dovuto fare i conti con la devastazione dell’alluvione è proprio questo: la mancanza di una segnaletica che indichi la viabilità alternativa. Quegli otto cartelli che, di fatto, l’amministrazione non ha mai provveduto a installare in un’area che, lo ricordiamo è ancora sotto sequestro e per questo motivo non di competenza dei privati. La risposta potrebbe essere semplice: «Perché non ci pensano gli industriali a mettersi i cartelli?»
Il fatto è che quella segnaletica è un impegno preso dall’amministrazione - sostengono gli imprenditori - e dopo dieci mesi non è spuntato nessun cartello. Non solo, trattandosi di una indicazione di viabilità (non stiamo parlando di cartelli pubblicitari che sono a carico delle ditte) dovrebbero pensarci Comune, Anas e Provincia. E invece- dicono da via Argine Detsro - ad oggi nessuno avrebbe avuto tempo e modo di posizionare la nuova segnaletica.
I disagi, in una zona già provata dal mare di fango che è entrato nelle segherie, sommergendo blocchi, lastre e macchinari, sono pressochè quotidiani. Perché i viaggi, e i carichi, sono quelli che le aziende le fanno andare avanti.
A fare sentire la voce dell’esasperazione, per una situazione che - sottolinea - è stata tollerata per mesi, è l’imprenditore Maurizio Fontanili.
La sua è stata una delle aziende colpite al cuore dall’esondazione del Carrione: il fiume è entrato negli uffici, nel deposito e ha sommerso tutto. «Sono passati dieci mesi e i camion che vengono nelle nostre aziende non hanno alcuna indicazione - spiega Fontanili - si trovano una strada chiusa, e interrotta sul ponte, e nessuna altra segnaletica. La strada alternativa non viene rilevata dai navigatori».
Insomma una criticità a cui gli imprenditori devono ovviare con telefonate, piantine inviate ai clienti e lamentele, continue, quelle devono sentirsele, da parte degli autotrasportatori.
«In questi giorni si sta parlando del water front, di un progetto enorme per Marina di Carrara e di investimenti milionari, e qui, dopo dieci mesi e dopo aver subito un’alluvione siamo ancora in attesa di semplici cartelli per la segnaletica stradale - continua Fontanili - Non solo: dopo dieci mesi, e questa è la cosa più importante, non sappiamo la data di inizio dei lavori, e neppure quanto dureranno».
«O meglio - sottolinea Fontanili - l’impegno dell’amministrazione e del presidente della Regione era cominciare i lavori sull’argine prima dell’estate: siamo alla fine della stagione e la situazione è la stessa di dieci mesi fa. Quanto dobbiamo ancora attendere?»
Qualcuno, qui nella strada delle segherie, assicura che i lavori cominceranno solo a gennaio. E che per riavere la strada aperta ci vorrà un anno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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