Il Tirreno

Nuovo porto? Già bocciato

di David Chiappuella

Il geologo Caniparoli: nel 2002 fu ritenuto troppo impattante per l’ambiente

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CARRARA. «Il progetto del nuovo piano regolatore portuale, con l’ampliamento dello scalo commerciale oltre la foce del Carrione e la realizzazione contigua di quello turistico fino al Lavello, è uguale a quello già bocciato dal ministero dell’ambiente e dal Tar del Lazio perché ritenuto troppo impattante sotto il profilo ambientale. Riproporre un simile disegno non è solo molto discutibile, ma costituisce un vero e proprio reato, perché contravviene alla sentenza emessa da un giudice».

A sostenerlo è il geologo Riccardo Caniparoli, uno dei più autorevoli esponenti del “fronte del no” alle nuove opere portuali.

Caniparoli, per 20 anni consulente tecnico d’ufficio del tribunale regionale acque pubbliche dell’Italia meridionale ed attualmente ricercatore all’istituto italiano di studi filosofici, sostiene che questi interventi accelereranno considerevolmente l’erosione costiera già in atto a levante del porto e ribatte punto per punto alle rassicurazioni fornite dall’Autorità portuale sulla bontà del progetto, a cominciare dalla tesi secondo la quale l’allungamento della diga foranea consentirebbe alle sabbie del Magra di essere dirottate a sud, verso Massa e Versilia e di non sedimentare di fronte allo scalo, dove adesso stanno creando gravi problemi ai traffici marittimi.

Secondo la Port Authority questo sarebbe garantito da numerosi e autorevoli studi, simulazioni e analisi, in primis quelle del progettista del piano, l’ingegner idraulico Elio Ciralli, dell’Università di Palermo, esperto di fama internazionale sulla progettazione portuale.

Anche un altro tecnico esperto come il geologo Enzo Pranzini dell’Università di Firenze ha sostenuto che sarebbe “tecnicamente possibile” realizzare il porto turistico al Lavello in modo “che non intercetti nemmeno un granello di sabbia”.

Caniparoli però è di tutt’altro avviso e lo spiega in maniera approfondita.

«Si tratta solo di ipotesi, ad oggi non verificate a livello pratico -afferma- E’ invece certo che aumentare la profondità del canale di accesso al porto commerciale da 10 a 13 metri farà sì che esso agisca da trappola, imprigionando la sabbia, perché la cosa sta già avvenendo. A dirlo sono le leggi della fisica, che non ammettono eccezioni. L’irrigidimento della costa, dovuto alle nuove strutture rigide, causerà inoltre il rimbalzo delle onde che vi si frangono, con conseguente aumento dell’erosione».

L’esperto boccia anche il progetto che prevede il “prolungamento” della foce del Carrione per circa 850 metri, lungo un canale largo 70 metri orientato verso levante e formato dalle due banchine del porto commerciale e di quello turistico. Una soluzione che, nelle intenzioni dell’Autorità portuale, dovrebbe eliminare definitivamente il cumulo di sabbia che si forma adesso alla foce, consentendo al torrente di defluire in acqua in un letto più largo dell’alveo attuale.

«L’allungamento delle foci dei fiumi -sostiene Caniparoli- è vietato da un regio decreto del 1909».

Per sostenere la tesi che il progetto attuale sarebbe sostanzialmente la ripetizione di quello bocciato nel 2002, l’esperto ha anche elaborato una sovrapposizione grafica dei due disegni.

«Da essa -afferma- si evince che le differenze fra i due progetti sono marginali. La geometria dello specchio acque è sovrapponibile, anzi l’ultima versione del piano si sviluppa su una superficie acquea maggiore. La configurazione della diga foranea ed i moli di sottoflutto sono quasi coincidenti. Si differenziano solo le disposizioni interne dei moli di attracco».

Anche la trasformazione della foce del Carrione risulterebbe allungata in entrambi i progetti di oltre 800 metri.

«L’unica differenza -fa notare il geologo- è che il primo progetto prevedeva un canale rettilineo, mentre quello del 2014 prevede un canale curvilineo più lungo».

L’analisi di Caniparoli, inoltre, pare confermare che il nuovo porto turistico sorgerà per 2/3 a Carrara e per la restante parte in territorio massese.

«Negli elaborati di progetto -spiega l’esperto- si nota che in alcuni studi specialistici, allegati al nuovo piano regolatore portuale, la configurazione dello scalo turistico non si limita alla sponda sinistra del Lavello, che si trova nel Comune di Carrara, ma si spinge anche oltre questo fosso, in territorio di Massa. Stando così le cose -conclude Caniparoli- l’esclusione del Comune di Massa dalla conferenza dei servizi dello scorso 30 giugno costituisce un’altra illegalità, poiché esso risulta interessato dal progetto».

«Se l’amministrazione massese presentasse ricorso, tale conferenza verrebbe invalidata- conclude il geologo . Ci sono sentenze del Consiglio di Stato che lo dimostrano chiaramente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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