Il Tirreno

È una provincia super inquinata

di Melania Carnevali
È una provincia super inquinata

Record toscano di siti da bonificare e di acque “non buone”

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MASSA CARRARA. Dai fiumi al mare, dall’aria alla terra. Massa Carrara è inquinata, tutta. Non è una novità, ma una notizia suggellata da Arpat, che ha appena pubblicato il suo annuario dei dati ambientali del 2015, che altro non è che un resoconto dell’attività dell’agenzia negli ultimi cinque anni, dal 2010 a oggi: delle ispezioni ambientali, dei monitoraggi delle acque, delle analisi di laboratorio, della diffusione della conoscenza. Un check up completo quindi dello stato di salute ambientale della Toscana. Non buona, a giudicare dal rapporto.

Ma la provincia apuana ha una storia tutta sua, che la avvicina solo - per rimanere nei confini regionali - a Livorno, con una vicenda di sfruttamento del territorio molto simile alla nostra. Massa Carrara, come Livorno, fa ancora i conti infatti con il suo passato industriale scellerato, di falde inquinate che come ferite profonde continuano a sanguinare a distanza di trent’anni. Ma la storia insegna poco sotto le Apuane, perché se quella spregiudicatezza che ha caratterizzato la politica industriale locale fino agli anni Ottanta è stata, in parte, sedata, qui si continua a inquinare. E a dirlo sono proprio i dati di Arpat.

A partire dallo stato chimico delle acque marine, vale a dire l’analisi della presenza di sostanza chimiche prioritarie nelle acque: dal 2010 al 2014 è le acqua marine sono sempre state classificate, nella costa apuana, “non buone”. E questo è dovuto alla presenza nelle acque di inquinanti come i fitofarmaci, i quali probabilmente arrivano dall’uso di pesticidi in agricoltura, metalli e altri elementi per lo più sconosciuti ai non addetti ai lavori. Lo stato ecologico, invece, ossia lo stato degli organismi biologici delle acque, sembra essere migliorato dal 2010 a oggi passando da “buono” a “elevato”.

Se la passano peggio i corsi d’acqua nel territorio. Sia il Frigido sia il Carrione infatti hanno uno stato ecologico “sufficiente” e chimico “non buono”. Migliore lo stato ecologico dei corsi d’acqua che attraversano la Lunigiana, dove tuttavia lo stato chimico rimane pessimo.

La provincia raggiunge poi alcuni primati in regione. Primo fra tutti per il numero dei terreni interessati da bonifica, che invece di diminuire, aumentano negli anni: nel 2013 i siti con una bonifica in corso erano 322 per un totale di 3351 ettari; nel 2014 335 per un totale di 3346 ettari; nel 2015 364 per un totale di 3366 ettari. A livello di densità, quindi di siti per chilometro quadrato, la provincia è in testa alla classifica toscana. Se invece si considera la percentuale sulla superficie provinciale è seconda, subito dopo Livorno, con il 2,9% rispetto il 5,2% della provincia livornese. Dei 364 siti da bonificare nel territorio apuano, il 39 sono terreni una volta occupati da distributori di carburanti, 60 da attività di gestione e smaltimento rifiuti, 127 attività industriali, 5cave, 97 altre attività non specificate da Arpat mentre 36 “attività non precisata”.

Altro podio lo raggiungiamo con i depuratori. Arpat nel 2014 ha controllato gli impianti di depurazione di reflui urbani che servono più di duemila abitanti. In quelli apuani sono state rilevate 21 irregolarità, di cui 20 amministrative e 1 penale. Arriva seconda dopo Lucca, dove ne sono state contate 29, tutte però amministrative. Terza Siena con 10 irregolarità, anche lei tutte amministrative; poi Pisa con 9 anomalie di cui una penale. Pistoia e Arezzo con sole 3 irregolarità, Prato e Firenze 2 e, la più virtuosa, Grosseto con una sola irregolarità amministrativa. Nella provincia apuana, durante i controlli di Arpat, sono stati rilevati superamenti di ammoniaca e di azoto nitroso.

Va un po’ meglio per quanto riguarda l’aria, il cui quadro conoscitivo si basa prioritariamente sulle misurazioni ottenute dalla stazioni della rete regionale di rilevamento gestita da Arpat attiva dal gennaio 2011 e che ha quindi sostituito quelle provinciali.

Il livello di pm10 nell’aria a Massa Carrara, dopo un leggero innalzamento dal 2011 al 2013, lo scorso anno è tornato ai livelli (più bassi) del 2010, senza tuttavia superare mai il limite di legge annuo. Più alto e ai limiti consentiti il livello di biossido di azoto, che arriva da processi di combustione civili e industriali e dai trasporti.

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