Italia
Alluvione il no di Arpat a coltivazioni
L’agenzia: possono essere inquinati altri terreni oltre a via Cadorna
CARRARA. Dopo il caso della residente di via Cadorna che ha scoperto nel suo giardino alluvionato livelli di idrocarburi cinque volte superiori alla soglia di legge, Legambiente Carrara chiede controlli a campione mentre Arpat spiega: «Se ci sono gli idrocarburi no alle coltivazioni». No agli allarmismi ingiustificati o ai divieti preventivi, ma già subito dopo l’alluvione sarebbe stato opportuno effettuare verifiche a campione e lo è ancora oggi, anche alla luce della vicenda raccontata da Laura Tuffarini.
Legambiente Carrara commenta così il caso della residente di via Cadorna che, dopo l’alluvione ha condotto una serie di accertamenti sul terreno del suo giardino, scoprendo che i livelli di idrocarburi erano (e sono) cinque volte superiori alla soglia prevista per le zone residenziali.
Il campionamento, effettuato dal laboratorio Arya srl il 29 dicembre del 2014 ha rilevato nel terreno della signora Tuffarini una concentrazione di idrocarburi pesanti di 234 mg/kg a fronte di un limite di legge fissato a 50 mg/kg. «In questi casi si sconsiglia di coltivare il terreno anche perché, senza una bonifica, gli idrocarburi non si degradano certo da soli» spiegano da Arpat, commentando il dato “a distanza”.
L’agenzia regionale infatti non è stata interpellata su questa vicenda, né ha effettuato alcun tipo di controllo nelle zone invase dalle acque del Carrione dopo il 5 novembre. Non è detto dunque che tutti i terreni presentino lo stesso livello di contaminazione del giardino della signora Tuffarini ma, spiegano gli esperti, nel caso fosse così servirebbe una bonifica. È improbabile quindi che i sistemi “fai da te” messi in atto da alcuni cittadini, come la rimozione di qualche strato di fango e l’apporto di terra non contaminata, possano essere sufficienti. Per saperlo servirebbero altre indagini, magari proprio da parte di Arpat che però non è stata interpellata né dai privati né dall’amministrazione comunale, come invece sarebbe auspicabile secondo Legambiente Carrara: «Si potrebbe pensare a un’indagine a campione nelle zone più colpite, magari iniziando da quelle pubbliche. Non è detto che tutta l’area sia contaminata ma un controllo contribuirebbe a tracciare un quadro della situazione per capire se ci sono pericoli per la salute» spiega Pino Sansoni dall’associazione ambientalista, che dopo aver ricordato che il sindaco è il tutore della pubblica incolumità invita l’amministrazione a «non mettere la testa sotto la sabbia».
Intanto con l’allerta meteo di domenica sera, i residenti delle zone alluvionate hanno trascorso ancora momenti di grande tensione, e non solo per l’inquinamento: «Quando arriva la telefonata dalla Protezione Civile qui tutti si mettono al lavoro per salvare il salvabile» racconta la signora Tuffarini dopo l’ennesima notte insonne.
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