Il Tirreno

Marmo artistico senza una sede da tredici anni

Marmo artistico senza una sede da tredici anni

Il presidente Michele Monfroni alla giunta Zubbani «Abbiamo idee per il rilancio di Carrara, parliamone»

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CARRARA. Tredici anni senza una sede. Era il 2002 quando il Consorzio Marmo Artistico Carrara nacque. E nel 2015 non ha ancora trovato “casa”. Vi ricordate che fu creato per certificare, marchiare, tutelare le produzioni artigianali dei laboratori di marmo che ad esso si fossero consorziati? Una mission strategica, ma dire che non è mai decollato è un eufemismo. Raramente negli anni ha superato la decina di adesioni e anche le presidenze si sono susseguite in sordina: prima Pedrini (Pedrini Mario & Co.), poi Alberto Devoti, poi Mirco Felici ed ora Michele Monfroni. Monfroni, qualche mese fa lei è stato nominato presidente del Consorzio Marmo Artistico Carrara...

«Sì, sono presidente, ma le cariche non mi interessano: mi sentirò presidente del Consorzio quando si faranno dei progetti».

Adesso cosa state facendo?

«Il Consorzio va avanti zoppicando quando invece dovrebbe essere appoggiato dall’Amministrazione comunale e dalle istituzioni».

Non vi sentite sostenuti? A quali istituzioni si riferisce? «Lo scorso anno siamo stati coinvolti per la Marble Weeks. La Camera di Commercio ci ha dato una mano; ci aveva anche promesso la sede, ma non c’è ancora nulla di certo».

Dopo tredici anni dalla nascita, il Consorzio non ha ancora una sede? «No, non ce l’ha».

Quale sede vi aveva promesso la Camera di Commercio? «Dovevamo andare nella palazzina del Museo del Marmo, lato viale xx settembre: una parte è vuota. Sarebbe dovuta essere: sede istituzionale, vetrina nella quale esporre le opere dei laboratori artistici consorziati, tappa fissa per i croceristi e, magari, anche spazio commerciale per la vendita».

Se una parte dell’edificio è vuota, se la palazzina è di proprietà della Camera di Commercio che ve ne vuole assegnare una “quota”, quali ostacoli ci sono? «Non l’ho ancora capito. Non voglio pensare che sia frutto del timore che si possa rompere le scatole a qualcuno. Tutti parlano di rilancio del settore della lavorazione artistica del marmo, ma quando c’è da concretizzare i progetti le buone intenzioni si perdono per strada».

Ma voi associati fate “fronte compatto” oppure no? «Ci riuniamo periodicamente e discutiamo delle iniziative da portare avanti, ma essendo una piccola società consortile, il budget è quello che è. Siamo in dieci ma dovremmo essere molti di più». Perché solo dieci adesioni secondo lei? «Anche in questo settore ci sono gelosie e attriti e questo non giova. Forse non si è capito che l’obiettivo del Consorzio è anche quello di intercettare commesse di lavoro e distribuirle equamente».

Parliamo di soldi. Avete dei finanziatori?

«Il Consorzio nacque con l’appoggio di Cna e Confartigianato. La Camera di Commercio e la Fondazione Cassa di Risparmio in passato ci hanno finanziato». Con somme di quali entità? «Cifre irrisorie. Con il contagocce. Pagate le spese vive di ordinaria amministrazione che un qualunque consorzio ha (i conti ce li tiene Confartigianato), non rimane praticamente nulla per fare progetti. Eppure rappresentiamo una realtà storica, tra di noi ci sono laboratori, come il mio, che hanno più di cinquant’anni, possiamo contribuire davvero al rilancio di Carrara».

Come? «Siamo disponibili a parlare del futuro della scuola del marmo, della carenza di maestranze che c’è nel comparto, del ricambio generazionale che stenta, ma qualche input deve arrivare anche dalla scuola del marmo stessa e dall’Accademia».

Ci faccia due esempi concreti di progetti che lei ha. «Partiamo dalla formazione. La scuola ci manda ragazzi a fare stage di due settimane: è troppo poco per imparare il mestiere. Io credo che dovremmo tornare al vecchio apprendistato, ad una sorta di dopo-scuola, almeno tre giorni la settimana; con questa frequenza, dopo due anni, un giovane ha una formazione discreta. Se si fermassero più a lungo formeremmo professionisti da assumere: la manodopera nel settore manca. Se si condivide questa idea, non manca altro che fissare delle convenzioni assicurative».

Attualmente quale genere di convenzioni sottoscrivete? «Oggi facciamo convenzioni a zero lire! Chiariamo: non vogliamo guadagnarci, vogliamo solo un riconoscimento minimo. E vorremmo capire chi potrebbe assicurarlo. Cna? Confartigianato? Assindustria? La Fondazione Crc?». Un altro progetto? «Il Simposio. Carrara deve tornare ad avere il proprio simposio internazionale di Scultura. All’Amministrazione comunale dico: chiamateci e lo faremo rinascere. Possiamo coinvolgere tutti i laboratori artistici, mettere insieme artisti di fama internazionale e scultori locali. Possiamo abbinarlo ad un grande evento espositivo…».

Una cosa che spera che accada nell’immediato futuro… «Spero che ci convochino. Possiamo essere davvero utili. Possiamo ristrutturare luoghi della città, ricollocare opere, ripulire quelle che ci sono, anzi, la ripulitura dovrebbe passare proprio dal Consorzio! Spero che questi due nuovi assessori – Fiorella Fambrini che viene dal mondo della scuola e quindi della formazione e Riccardo Coppola che è un creativo – ascoltino il nostro appello».

Giovanna Mezzana

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