Il dolore
«Aumentati gli italiani poveri»
Il report della casa di accoglienza parla di una crescita del 148 per cento
CARRARA. Perdere il lavoro e finire in strada. Succede sempre di più, anche agli italiani . Lo dimostrano i dati del report della casa di accoglienza dei Quercioli gestita dall’associazione Avaa. Dati riferiti al 2014 che parlano di un aumento del 147,42% di italiani rispetto al 2013. Per quanto riguarda le altre nazionalità quelle maggiormente rappresentate nei colloqui sono quella marocchina e tunisina.
Nel 2014 sono state registrate 1698 presenze, con un incremento del 29,32% rispetto all'anno precedente. Significativo, tuttavia, il numero di presenze giornaliere, che è risultato pari a 8,29, confermando che la casa è stata, mediamente, sempre completa. All’interno ci sono infatti nove posti letto. Significativo poi l'incremento delle persone con età compresa tra i 40 e 59 anni, nonché quello degli ospiti ultrasessantenni. Tendenza, questa, che si registra anche nell'analisi delle singole persone che si sono presentate e di quelle che, per la prima volta, sono state accolte presso la nostra struttura. Si registra un ulteriore incremento degli italiani che vengono ospitati, passando dal 32,62% dello scorso anno al 46,06% di quest’anno.
«La casa - spiega Gino Buratti, dell’Avaa -è solo un piccolo osservatorio, dal quale osservare la realtà della sofferenza e dell'esclusione. Resta però un punto di vista particolare, che spesso fugge alle indagini istituzionali, tanto che l'Istat ha ritenuto opportuno promuovere una specifica indagine su dormitori e mense».
Dati quelli del report che dimostrano come nei servizi non siano privilegiati, contrariamente a quanto si dice spesso, gli stranieri rispetto agli italiani. «Questo - spiega Buratti -è il falso tema all’ordine del giorno, sul quale specula una politica cinica e bieca (la lega a livello nazionale, il consigliere comunale Benedetti, ad esempio, a livello locale), alla ricerca semplicemente di un pugno di voti e di potere costruito sull'alimentazione della paura e dell'odio. I servizi sono rivolti a chi ha più bisogno, e il bisogno e la disperazione non possono avere cittadinanza, genere, religione, siano essi italiani o stranieri. Fin tanto che penseremo alle persone suddividendole tra persone di classe A e classe B, a seconda della cittadinanza andremo indietro: la storia, anche quella recente, ci dice cosa succede e dove si va a finire quando si procede così».
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