Italia
Utili in calo per due “big”
Un milione in meno per la Furrer di Gino Mazzi e la Marbo di Paolo Borghini
CARRARA. Il marmo va e, per quel che riguarda i materiali pregiati, sembra proprio non conoscere la parola crisi. Lo dimostrano i bilanci (al 31 dicembre 2014) che proprio in questi giorni le aziende del lapideo continuano ad essere depositate alla Camera di Commercio. Gli utili, come si evince dalle cifre messe nero su bianco (i bilanci lo ricordiamo sono pubblici) sono sempre consistenti anche se per due “big” si è registrata una flessione di circa un milione di euro perché sono in entrambi i casi minori i ricavi delle vendite rispetto all’anno precedente.
Stiamo parlando della Furrer di Gino Mazzi, uno dei più grandi imprenditore del settore, oltre che presidente della Cassa di risparmio di Carrara, che ha registrato un utile di esercizio di poco più di un milione, 1.283.392 per la precisione. Erano due milioni e mezzo (2.500.947) gli utili dell’anno precedente. Meno un milione anche per la Marbo di Paolo Borghini, il signore del calacata: l’utile della sua azienda al 31 dicembre era di 3.374.734, ammontava a 4.361.31 l’anno precedente.
Cifre sempre di tutto rispetto, considerato che si tratta di aziende che nel caso della Furrere sono legate a doppio filo alla produzione di statuario, e nel caso della Marbo al calacata. Materiali che finiscono nelle grandi opere a livello mondiale e che vengono indicati dagli architetti per le case più belle del mondo.
Insomma grandi numeri ma con una flessione, di circa un milione rispetto al bilancio precedente. Grandi numeri e tuttavia molto inferiori rispetto a quelli, già pubblicati sul nostro giornale, di altri due colossi dello statuario, la Sagevan e la Marmi Carrara.
Per quel che riguarda la Sagevan è stato realizzato un utile netto di 8 milioni e mezzo di euro (8.476.460 per la precisione): l’anno precedente, ossia nel 2013, gli utili si erano fermato a 5 milioni 253mila euro.
E ancora - sempre per la Sagevan - una sfilza di grandi numeri: dodici milioni e mezzo di fatturato, al lordo, prima del pagamento delle tasse.
Un valore di azienda di 150 milioni di euro. E - come è stato messo nero su bianco nella relazione che accompagna il bilancio chiuso al 31 dicembre del 2014, 64 milioni di evasione fiscale contestati dalla Guardia di Finanza per gli anni che vanno dal 2009 al 2013.
Queste le cifre di una delle più grosse aziende del marmo del comprensorio apuano, la Sagevan, il cui nome è legato, principalmente, all’estrazione e alla vendita dello statuario..
Bilancio a più zero anche per la Marmi Carrara: per la precisione quattro milioni e 800mila euro di utili, al netto delle tasse.
Un bilancio da record per la società al 50% nelle mani del gruppo Bin Laden (gli altri due azionisti sono Andrea Rossi del Fiorino e Alberto Franchi della Franchi Umberto Marmi Srl).
Il 2014 si è chiuso con un utile di oltre quattro milioni di euro al netto delle tasse: 4 milioni 820.310 euro per la precisione (due milioni e 800mila euro sono gli utili distribuiti dalla Sam). E un indice positivo rispetto all’anno precedente quando l’attivo si era fermato - si fa per dire - sotto i 4 milioni (3 milioni e 917mila euro).
Un colosso che ha messo a segno solo grandi numeri: il fatturato è di 24 milioni e 552mila euro. E soprattutto un gruppo che non risente della crisi del settore e che dal luglio scorso ha acquisito un socio importante come il gruppo Bin Laden e tutta una serie di maxi commesse ad esso collegate. È stata una delle trattative più importanti del settore lapideo apuano e mondiale: nel luglio scorso, con la firma davanti al notaio Alessandro Matteucci, è passata di mano la totale proprietà della Società "Erton", che è titolare del 50 per cento della Società "Marmi Carrara", cui fa capo la metà della Società "Sam", titolare di circa un terzo delle cave di marmo bianco di Carrara. Le famiglie Gaspari, Piacentini, Tonini e Volterrani ne hanno infatti trasferito la proprietà alla Società "CPC Marble & Granite Ltd", con sede in Cipro, che appartiene al gruppo arabo di proprietà della famiglia Bin Laden, il quale è, per fatturato, il terzo gruppo al mondo nel settore delle costruzioni e opera già da anni nel settore del marmo. Insomma bilanci importanti, dal milione di euro in su, per alcune delle “big” del marmo. E in un paio di casi (Marbo e Furrer) una flessione degli utili che rimangono sempre e comunque molto consistenti.
(a.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
