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Il “giallo” delle lastre e dell’export dei lavorati

Il “giallo” delle lastre e dell’export dei lavorati

CARRARA. Sull’ultimo numero del “Corriere Imprese Toscana”, supplemento economico del “Corriere Fiorentino”, è apparso un articolo di Mauro Bonciani in cui si afferma che sarebbero aumentati gli...

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CARRARA. Sull’ultimo numero del “Corriere Imprese Toscana”, supplemento economico del “Corriere Fiorentino”, è apparso un articolo di Mauro Bonciani in cui si afferma che sarebbero aumentati gli utili delle imprese del marmo, non solo in termini di estrazione ed export, ma anche per quel che riguarda la lavorazione in loco del materiale estratto. Secondo Bonciani il distretto apuo-versiliese sarebbe addirittura “diventato primo in Italia per lavorazione dopo aver superato nel 2013 il Veneto, smentendo il luogo comune sui blocchi di marmo e le tonnellate di carbonato di calcio che se ne vanno, senza lasciare ricchezza a Massa, Carrara, Versilia, Garfagnana e Lucca, tutti territori interessati dal distretto, anche se è Carrara che fa la parte del leone. I dati economici 2014 e 2013 della provincia di Massa Carrara -prosegue Bonciani- dicono che ci sono margini di reddito, e quindi di investimenti e crescita, sia per chi estrae, sia per chi lavora, sia per chi produce macchinari”. La conferma arriverebbe dal rapporto dell’Istituto di studi e ricerche della Camera di commercio di Massa-Carrara sui bilanci 2013 delle società di capitali del distretto apuo-versiliese (su un campione di 51 imprese di estrazione e 122 della lavorazione lapidea), da cui risulterebbe che il valore delle imprese campione di estrazione è di 107 milioni di euro, più 16% sul 2012 e più 22% sul 2011. “Questo recupero di valore di produzione -si legge nella ricerca- si è quasi totalmente tradotto in utili, passando da una perdita di circa 500.000 euro nel 2011 ad un margine netto positivo di 16,6 milioni di euro nel 2013. Oggi 100 euro di fatturato si traducono in 16,5 euro di utile netto, un livello elevatissimo, praticamente unico, difficilmente riscontrabile in altri settori, non solo in ambito provinciale, ma in tutto il Paese”. Anche nel settore della lavorazione il fatturato sarebbe cresciuto del +5% rispetto al 2012, consentendo di chiudere in utile anche nel 2013 i bilanci delle 122 imprese campionate, che generano un valore di produzione di quasi 436 milioni di euro, per un utile di 9,4 milioni. Il settore, inoltre, avrebbe rafforzato tutti i suoi principali indicatori, a partire da quello di patrimonializzazione, salito al 42% dal 39,6% del 2011. I lavorati sarebbero cresciuti anche nel 2014, seppur molto meno che negli anni scorsi, con 481 milioni di valore contro i 476 milioni del 2013, a fronte dei 190 milioni di valore del 2014 dei blocchi di marmo e del lapideo grezzo. A contribuire alla reddittività del distretto apuo-versiliese sarebbe il prezzo del marmo, mantenutosi alto grazie ad una domanda superiore all’offerta. Per quanto riguarda la meccanica la ricerca Isr evidenzia la crescita di fatturato del 14% rispetto al 2012 e del 18% sul 2011, con una buona reddittività media per impresa e capacità di innovare. Per confermare la vitalità della nostra industria lapidea Bonciani riporta anche una dichiarazione del direttore di Assindustria apuana Andrea Balestri: «Qui, al contrario di certe affermazioni, si lavora circa il 50% del marmo estratto. Certo -ammette Balestri- rispetto al dopoguerra sono diminuiti i laboratori artistici, quelli delle mattonelle sono quasi scomparsi come anche quelli del granito, che non è di qui ma veniva importato, lavorato, e poi esportato, ma ad esempio ci sono anche laboratori condotti da giovani che usano scanner e tecnologie per prodotti di design e artistici, e non solo». L’articolo include anche dati forniti da Assindustria, dai quali si ricava che dal nostro territorio verrebbero esportate ogni anno 260mila tonnellate di lastre, su un totale di 800mila tonnellate di lavorati. Secondo il direttore degli industriali l’esportazione di lavorati, dal 2009 al 2014, sarebbe aumentata del 30%. Interessanti anche i dati citati da Bonciani in merito ai cambiamenti che caratterizzerebbero la produzione di detriti. Una tonnellata di blocchi-tre di sassi si sarebbe infatti passati ad una di blocchi e due di sassi, con l’export delle scaglie passato dai 2,6 milioni di tonnellate del 2013 ai 2,2 dello scorso anno. Ma dall’ultimo censimento industria realizzato dall’Istat a Massa-Carrara emerge un quadro differente da quello descritto dal “Corriere Imprese”. Secondo i dati Istat, basati su parametri diversi da quelli utilizzati da Isr ed Assindustria, nel decennio 2001-2011 il numero delle impese attive nella lavorazione lapidea sarebbe calato del -23% (da 450 a 346) ed anche gli addetti risulterebbero diminuiti del -35% (da 3052 a 1975). Il calo interesserebbe anche il settore estrattivo, le cui ditte, in 10 anni, sarebbero scese da 176 a 115 e gli addetti da 1049 a798. L’analisi fornita da Balestri, inoltre, regge in termini numerici, ma non tiene conto di due elementi. Il primo è prettamente metodologico, legato al fatto che le lastre possono essere considerate sia lavorati che grezzi. Per l’Istat esse sono materiale grezzo, non finito. Se ci atteniamo a questa definizione, le 260mila tonnellate annue di lastre esportate non andrebbero inserite nel comparto lavorazione marmi, ma dovrebbero essere escluse dal calcolo dei lavorati, che passerebbe da 800mila a 540mila tonnellate, abbassando la percentuale di lavorato in loco dal 55% al 37%. Un dato ben diverso. Infine, ma questo è un argomento delicatissimo, resta la variabile “nero”, statisticamente assai difficile da individuare.

David Chiappuella

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