La manifestazione
«Bene la scuola chiusa il sabato»
L’esperienza positiva del Barsanti Salvetti di Massa: «Tutti contenti»
MASSA. L’introduzione della cosiddetta settimana corta rappresenterà per molte scuole della provincia una vera rivoluzione. Ma nel nostro territorio ci sono istituti che la sperimentano con successo da 15 anni. E’ uno degli istituti pionieri della settimana corta anche se loro preferiscono chiamarla “settimana europea”: il Barsanti-Salvetti è stata una delle prime scuole superiori della nostra Provincia a tenere chiusi i cancelli il sabato mattina e a concentrare le lezioni dal lunedì al venerdì. Un “esperimento” voluto dall’allora dirigente Fiorella Fambrini (oggi vicesindaco di Carrara) e avviato nel 2000. Il nuovo orario, che da quest’anno per molti istituti superiori segnerà una vera e propria rivoluzione - calata “dall’alto” dell’amministrazione provinciale per esigenze di bilancio - al Barsanti-Salvetti è dunque ormai la normalità. «Non abbiamo avuto problemi né con la didattica, né con i ragazzi e le famiglie e tanto meno con i docenti» racconta Andrea Bernabè, storico insegnante dell’istituto che praticamente da sempre mette a punto gli orari delle lezioni. «Gli studenti e i genitori sono contenti di restare una mattina in più a casa e i docenti non si contendono il sabato come giorno libero» scherza il professore, elencando i vantaggi della “settimana europea”. L’istituto Barsanti-Salvetti con i suoi tre indirizzi (il tecnico per il turismo e i due professionali, commerciale e socio sanitario) accoglie circa 320 alunni: le lezioni sono articolate su 32 ore settimanali e, con la scuola chiusa il sabato, sono previsti due rientri, il lunedì e il giovedì, con uscita alle 16.30. «I ragazzi hanno 50 minuti per pranzare in città e per i minorenni chiediamo ai genitori di firmare un’autorizzazione a inizio anno» spiega l’insegnante. La sola accortezza legata alla settimana di cinque giorni, a cui sono chiamati sia il professor Bernabè che stende l’orario, sia gli insegnati, è quella di “calibrare” l’attività pomeridiana sapendo che in quelle ore l’attenzione dei ragazzi scende e che, difficilmente, gli studenti una volta tornati a casa avranno “le forze” per eseguire i compiti. «Per il giorno successivo al rientro normalmente non si danno compiti a casa mentre per l’orario cerchiamo di fare una turnazione, concentrando per quanto possibile le materie più leggere nel pomeriggio» spiega Bernabè, aggiungendo che dal canto loro, gli insegnati «tendono a usare le ore “di rientro”, per il ripasso o il recupero», andando così incontro alle esigenze dei ragazzi. Piccole grandi accortezze che, secondo chi applica da ormai 15 anni la “settimana corta”, sono fondamentali per il funzionamento della scuola e il rendimento degli studenti.
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