Sicurezza
Avvelenati dal fango dell’alluvione
Scoperta choc in via Cadorna:livelli di idrocarburi cinque volte superiori alla soglia prevista per le zone residenziali
CARRARA. Livelli di idrocarburi, in giardino, cinque volte oltre la soglia prevista per le zone residenziali: Laura Tuffarini, alluvionata di via Cadorna, nella zona di Marina più colpita dall’esondazione del Carrione, ha commissionato a sue spese un'indagine sul terreno della casa in cui vive col figlio.
Il campionamento è del 29 dicembre 2014 ma la donna denuncia: «Avvertiamo ancora odore di nafta».
«La terra del mio giardino sembra cemento armato e ogni volta che piove, la vasca dei pesci si riempie di chiazze oleose… nonostante io l’abbia pulita chissà quante volte»: Laura Tuffarini, alluvionata di via Cadorna a Marina di Cararra è preoccupata.
A non farla dormire la notte non è però l’estetica del suo giardino ma il dubbio che quel terreno sia ancora segnato dall’alluvione del 5 novembre: e lei, dopo aver visto i suoi animali domestici ammalarsi, ha paura che i fanghi del Carrione abbiano trasformato la zona rossa di Marina di Carrara in una nuova “terra dei fuochi”. «Il dubbio mi è venuto perché dopo un po’ di tempo che le acque dell’alluvione si erano ritirate, il mio cane ha iniziato ad avere delle crisi epilettiche e il mio gatto a soffrire cronicamente di disturbi gastro-intestinali» racconta la signora che, come tanti in questa zona, ha avuto danni ingenti causati dagli allagamenti, arrivati fino a quasi due metri di altezza.
Quel 5 novembre, dopo il cedimento della sponda in via Argine Destro, le acque del Carrione hanno abbattuto muri di cinta e invaso le abitazioni, portando con sé fango e chissà cos’altro.
«Avvertivamo e avvertiamo ancora questo odore chimico, come di nafta» spiega la donna che mossa dai timori per eventuali conseguenze sulla salute ha incaricato a proprie spese un laboratorio di analisi di Massa di effettuare esami sul terreno della sua abitazione. Il campionamento, effettuato il 29 dicembre del 2014, quindi poco meno di due mesi dopo l’alluvione, ha rilevato lo sforamento dei livelli di idrocarburi.
In particolare, secondo le analisi curate dal laboratorio Arya srl, nel terreno della signora Tuffarini la concentrazione di idrocarburi pesanti era di 234 mg/kg quindi quasi cinque volte oltre il limite previsto per le zone residenziali e fissato a 50 mg/kg. Nel rapporto consegnato alla committente, infatti, il laboratorio scriveva: «Il suolo attualmente presenta elevata concentrazione di idrocarburi che non lo rendono conforme ai limiti per l’uso residenziale».
L’esame, come detto, risale a ormai a 8 mesi fa e non è detto che le condizioni del terreno siano rimaste invariate: la signora Tuffarini però, da quando le ha lette, ha deciso di non piantare più nel suo giardino nemmeno una foglia di rosmarino.
«Quello che mi fa più orrore è che siamo su un campo minato» si sfoga la donna, raccontando che il terreno non riceve più l’acqua piovana, nemmeno in questi mesi di precipitazioni scarse.
«La mia casa non è più a uso residenziale…è a uso industriale» riesce a ironizzare la residente di via Cadorna, senza nascondere però la paura per gli effetti sulla salute di questa situazione. Anche perché nella zona invasa dalle acque del Carrione lo scorso 5 novembre, quella situata tra via Argine Destro ad Avenza e il mare, sono davvero tante le case con giardino dove i residenti coltivavano e hanno ripreso a coltivare piccoli orti.
«La gente ha voglia di lasciarsi tutto alle spalle e ora che è ricresciuta finalmente l’erba, dopo mesi e mesi in cui siamo stati circondati solo dal fango, molti provano a non pensarci più» spiega la signora Tuffarini che condivide e comprende la voglia di normalità di tanti alluvionati ma non riesce a superare i timori innescati dai risultati delle analisi sul terreno del suo giardino.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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