Il Tirreno

Aulla: in duecento sfilano contro la chiusura degli uffici postali

Gianluca Uberti
Il corteo contro la chiusura delle poste
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Il corteo contro la chiusura delle poste

Nel corteo anche altri sindaci della Lunigiana

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AULLA. Almeno duecento persone di Caprigliola e Serricciolo hanno sfilato sabato 22 in via Resistenza ad Aulla per manifestare la loro più ferma contrarietà alla chiusura degli uffici postali ubicati nelle frazioni aullesi dove vivono, chiusura annunciata da Poste Italiane spa per il 7 settembre prossimo.

Manca, quindi, ben poco tempo per scongiurare le chiusure, ma i primi ricorsi al TAR dei Comuni toscani interessati dai tagli e dai ridimensionamenti saranno discussi il 3 settembre e dal loro esito si capirà anche quale sarà il destino dei 5 uffici postali in procinto di chiudere in Lunigiana: oltre a quelli aullesi di Caprigliola e Serricciolo, infatti, sono a rischio chiusura gli uffici postali di Filetto di Villafranca, di Montedivalli di Podenzana e di Vinca di Fivizzano. Non a caso, la manifestazione di piazza, aperta dallo striscione con la scritta “Giù le mani dalle poste della Lunigiana”, ha visto la partecipazione non soltanto del sindaco di Aulla, Silvia Magnani, ma anche della parlamentare Martina Nardi, dei sindaci di Fivizzano, Paolo Grassi, di Podenzana, Riccardo Varese, e di Tresana, Matteo Mastrini, dell'assessore comunale villafranchese Davide Barater, del neo presidente dell'Unione di Comuni montana della Lunigiana, Riccardo Ballerini, e del presidente dell'Uncem Toscana, Oreste Giurlani. Nel corteo figurava anche lo striscione con la scritta “Serricciolo non si tocca” e si distingueva la battagliera presenza di Carlo Ermanni di Caprigliola, il quale, armato di megafono, arringava la folla, gridando “Vergogna!” e “Basta con la politica dei tagli, tagliate la mafia, tagliate la corruzione!”.

Il corteo, quindi, terminava nella sala consiliare del muncipio, dove a parlare per prima era Silvia Magnani, la quale dava appuntamento alla manifestazione regionale del 1° settembre contro tagli e ridimensionamenti, attaccando “l'atteggiamento vergognoso di Poste Italiane spa” e sottolineando che “se viene meno l'ufficio postale, vengono meno bar e negozi, con tutti i riflessi sociali del caso”. Giurlani, invece, affermava che “la gente che paga le tasse, ha il diritto di avere in cambio servizi”, parlando delle decine di migliaia di firme raccolte in Toscana e annunciando azioni eclatanti per il 7 settembre, giorno delle chiusure. Sulle poste come tema sociale insisteva Martina Nardi, mentre Ballerini diceva che “il Governo dovrebbe riconoscerci dei vantaggi come zona disagiata, non tagliarci gli uffici postali”. Grassi, invece, accusava il Governo di “non parlare della montagna, che si sta spopolando”, ma ad alzare i toni dello scontro era Mastrini, che invitava la Regione Toscana “a recedere da accordi e convenzioni con le poste” e gli utenti “a togliere i conti correnti”. Prendeva, quindi, la parola Barater, sottolineando che “l'età media della popolazione è più alta qui; pertanto, gli anziani vanno agli sportelli fisici, davvero non usano internet”. Infine, a chiudere gli interventi erano i rappresentanti sindacali di Cgil e Cisl.

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