Sicurezza
Paga bassa e niente riposo La rivolta delle badanti
Ecco come la Cgil cerca di mettere d’accordo lavoratrici e anziani
MASSA CARRARA. Tre o quattro donne tutti i giorni vanno a bussare allo sportello colf e badanti della Cgil: spiegano qual è la loro situazione, si informano su diritti e doveri e poi chiedono il conteggio delle spettanze. Il sindacato fa compilare un questionario e poi fissa un appuntamento con l’avvocato. «Ma non facciamo soltanto questo - spiega il segretario della Filcams Stefano Nicoli -, ci adoperiamo per far trovare un accordo tra la dipendente e il datore di lavoro». Anche perché la Cgil ha numerosi pensionati tra gli iscritti e quindi deve tutelare anche loro: «I problemi nascono quando termina il rapporto - continua Nicoli -, tra tfr, ferie non godute e riposi non fatti le badanti hanno diritto a cifre davvero alte, soprattutto per famiglie con redditi non altissimi».
Ma se credete che le badanti sono tutte straniere vi sbagliate, come testimoniano i dati della Cgil apuana: «Sì negli ultimi due anni tante donne italiane hanno intrapreso questa professione - aggiunge il segretario -. Vuoi per la crisi, vuoi anche perché la domanda è in continua crescita. Gli anziani vivono più a lungo, ma il più delle volte sono gravati da patologie fortemente invalidanti e quindi c’è bisogno di quella assistenza che i parenti non possono dare perché impegnati con il lavoro. Le italiane diventano badanti quando perdono il lavoro oppure quando licenziano il loro compagno. Ma non possono dare la disponibilità che concedono le straniere e quindi trovano impiego con maggiore difficoltà».
Ed è la disponibilità a costare cara alle famiglie. Perché sono gli impieghi h24 a pesare sul bilancio. «Si ci sono richieste davvero esorbitanti, seppure sacrosante, da parte delle lavoratrici. E c’è da dire che la situazione, da quando è stato regolarizzato il nero, è migliorata. Ma adesso è il grigio a preoccupare, quelle situazioni borderline. Quelle prestazioni che vengono ritenute un favore da parte dell’assistito, ma che favori non sono».
Finché l’anziano è ancora in vita la situazione può essere ancora risolta con una transazione (è la stessa Cgil a far ragionare le parti, evitando le lungaggini della giustizia italiana), ma quando il paziente è defunto è difficile convincere i parenti: «Giù - continua Nicoli - perché tra la dipendente e il nonno o la nonna esistono degli accordi non scriutti che poi devono essere rispettati. Ci sono situazioni di badanti regolarizzate per quattro ore giornaliere che invece assistono i vecchietti ventiquattro ore su ventiquattro. Appena perdono il lavoro queste persone naturalmente chiedono quanto gli è dovuto. Ma si tratta anche di ventimila euro, cifre che sono difficili da trovare per gli eredi». Per questo conviene essere chiari fin dall’inizio: forse si spenderà qualche decina di euro in più, ma non si avranno brutte sorprese.
Il via vai di donne alla Cgil, come alle altre sigle sindacali, comunque continua, nonostante la settimana ferragostana. Un flusso che non si interrompe mai, neppure quando si tratta di trasformare una semplice richiesta in una vertenza vera e propria. Numeri che sono il segnale di un’emergenza vera e propria. E che ci dicono che gli anziani, i nostri anziani, sono sempre più soli.
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