Il Tirreno

Ambiente

Morìa di uccelli, chiuso parte del fiume Carrione

Morìa di uccelli, chiuso parte del fiume Carrione

Massa Carrara, dopo la chiusura del Lavello e del Brugiano

2 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. «Un degrado generalizzato, un circolo vizioso». Così Maura Pellegri, dirigente del dipartimento prevenzione dell'Asl ha cercato di spiegare la vicenda della moria di uccelli acquatici che si sta verificando in queste settimane nei corsi d’acqua della provincia. Dopo la chiusura del Lavello e del Fosso Brugiano, l’ordinanza di divieto di accesso agli argini e all’alveo del fiume è stata emessa anche dal Comune di Carrara per il torrente Carrione dove nella giornata di lunedì sono state trovate almeno venti carcasse di animali, tra oche, germani e anatre.

[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.11945616:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2015/08/17/news/moria-di-anatre-e-oche-divieti-su-due-fiumi-1.11945616]]

«Un degrado generalizzato», perché la causa non sarebbe una e unica, ma tante “piccole” concause. La miccia sarebbe stata il caldo, associato alle scarse precipitazioni. L’acqua dei corsi d’acqua è diventata putrida, stagnante, con poco ossigeno. Una manna per i batteri e per le larve. Gli uccelli acquatici, nutrendosi in queste acque “poco sane”, avrebbero iniziato a sentirsi male e a morire. Ma non finisce qui. Il quadro è peggiorato di settimana in settimana, proprio perché le carcasse non venivano rimosse, si accumulavano negli argini o rimanevano in acqua «incrementando lo stato di degrado di quei torrenti», aggiunge Giuseppina Ghiselli, responsabile del dipartimento Igiene e Sanità Pubblica. «Sono state trovate carcasse a diversi livelli di putrefazione - spiega la dirigente sanitaria - Sono state attirate mosche, ratti, insetti, batteri di ogni tipo che hanno aumentato lo stato di degrado». I campionamenti sulle carcasse portate via dai tre corsi d’acqua sono ancora in corso «ma è chiaro - incalza la Pellegri - che la causa della moria è da ricercarsi in questa catena di degrado che si era venuta a creare in quelle zone».

Ma sempre dalla Asl rassicurano che il fenomeno è circoscritto ai volatili. A dirlo è Armando Tognoni, direttore del Dipartimento Sanità Animale di Asl1 che appunto chiarisce che «il problema è circoscritto alla specie aviaria. Si tratta di un ciclo chiuso ma che si perpetua», sottolineando che dopo le prime carcasse, individuate a fine luglio, i ritrovamenti si sono diradati e la moria non sembra in espansione. Per fermarla, spiega il dirigente, «dobbiamo attendere un abbassamento delle temperature e un aumento del flusso dei corsi d’acqua».
In tutto questo, però, «era necessario - spiega la Ghiselli - vietare l’accesso a quelle zone, perché attualmente sono infette». Quelle aree dovranno essere disinfestate e derattizzate, percorso che potrebbe durare addirittura mesi. «Oltre ai topi, ai batteri di ogni tipo - chiarisce la Ghiselli - sono pericolosi anche i prodotti chimici che verranno utilizzati per la derattizzazione, quindi è molto importante che né i bambini né i cani si avvicinino a quelle zone fino a nuove disposizioni».

Intanto, si spera che piova presto per permettere ai fiumi di “respirare”.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze