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In porto i moduli del Nuovo Pignone

In porto i moduli del Nuovo Pignone

Dello Iacono (Porto spa): «Qui tante professionalità e lavoro ma c’è chi vuole cancellare questa realtà economica»

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MARINA DI CARRARA. «Il nostro è un porto specializzato, ha i suoi problemi ma ha anche un futuro. Quel futuro che qualcuno, leggendo del dibattito che si sviluppato in questi giorni, vorrebbe negare o anche trasformare (porto non più commerciale ma solo turistico). E una parte, consistente del futuro del porto è quella, quei giganteschi moduli prodotti da Nuovo Pignone che per fortuna ha scelto questa costa per produrre macchine straordinarie, uniche al mondo».

Paolo dello Iacono, amministratore delegato di Porto Spa, guarda ai primi due dei sei moduli che sono arrivati in questi giorni via mare sulle banchine del porto tramite l’agenzia Piero De Gasperis e i trasporti della Fagiolo spa.

Sono i telai metallici che una volta assemblate nella nuova yard del Nuovo Pignone ad Avenza diventeranno maxi turbine. Moduli lunghi 44 metri, alti 24 e larghi 20: ne arriveranno altri quattro entro settembre e poi comincerà l’assemblaggio per il progetto Zadco. I moduli, che impiegheranno circa 1300 persone in territorio apuano, ripartiranno ancora via mare nel 2016 per approdare ed essere montati su un’isola artificiale ad 80 chilometri da Abu Dabhi. Lì c’è un gigantesco campo petrolifero da 1200 chilometri quadrati, il secondo del Golfo Persico. E le turbine di Nuovo Pignone servono per generare energia elettrica: ciascuno modulo garantisce 43 Megawatt. Numeri spaventosi come super è il valore del progetto Zadco che ha dietro le spalle colossi come Exxon Mobil e Japan Oil: si parla di cifre superiori al miliardo di dollari.

«Gli ulteriori investimenti di Nuovo Pignone in quest’area, con ovvio benefici per l’occupazione e per i fatturati di tante aziende dell’indotto, sono stati fatti anche perchè c’è un porto attrezzato e ben funzionante - dice dello Iacono - Una realtà che non si può sopprimere. Piuttosto, se vogliamo dirla tutta, servirebbe più sinergia tra porto e altri settori: tante aziende del marmo si servono di altri scali. E’ un dato di fatto. La Porto spa opera anche altrove, a Venezia, ma è legata a questo scalo che dà lavoro direttamente a 160 persone e lascio perdere l’indotto. Ci vogliono mandare via? C’è,chi vuole sopprimere questa realtà? Perché? Si guardi invece al positivo rapporto con Nuovo Pignone e si guardi con favore agli indirizzi dati allo sviluppo dell’attività portuale e allo sviluppo di Marina, ai suoi servizi, alle sue infrastrutture. Pensiamo a crescere invece che a cercare di distruggere quello che c’è».

Dello Iacono si aggrappa alle spalle forti di Nuovo Pignone che effettivamente è diventato cliente importante per lo scalo. «Sono arrivati i primi due moduli da assemblare, altri quattro sono attesi entro la dine di settembre. E poi arriveranno componenti per l’assemblaggio e poi, ancora, i moduli ripartiranno via mare. Questo è lavoro che richiede tanta professionalità che qui da noi c’è. Certo, ripeto, i problemi non mancano ma serve un diverso approccio, più positivo, nella ricerca delle soluzioni idonee».

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