Italia
«I frantoi alle cave alimenteranno il passaggio dei camion dal paese»
L’allarme di Legambiente per il via libera del Parco all’installazione di impianti di granulazione Gli ambientalisti spalleggiano la battaglia del Comune di Fosdinovo contro il traffico pesante
FOSDINOVO. Il marmo macinato dai frantoi avrà un volume da 7% al 23% superiore a quello delle scaglie di partenza e il suo trasporto richiederà pertanto un maggior numero di viaggi. Questo significa: ancora camion da Fosdinovo e molti. A dirlo è Legambiente Toscana che lancia nuovamente un appello al Parco delle Alpi Apuane in merito al progetto di installazioni di frantoi mobili in area parco. Un progetto che, secondo l'ente, dovrebbe aiutare a diminuire il trasporto di detriti dalle cave a valle; problematica sollevata in particolare dal Comune di Fosdinovo, che da anni porta avanti la sua battaglia personale contro il passaggio dei camion dalle viuzze del suo borgo, troppo vecchie e troppo piccole per reggere il passaggio dei mezzi pesanti. Ma l’ipotesi dell'ente sembra essere smentita, ancora una volta, dai calcoli dell'associazione ambientalista, che già in occasione dell'ultima Conferenza dei servizi aveva presentato osservazioni, con le quali cercava di dimostrare che i frantoi non aiutano a diminuire il numero dei trasporti, ma li aumentano.
«Osservazioni con dei piccoli errori di calcolo», fa sapere il presidente regionale Fausto Ferruzza, che tuttavia non cambiano la sostanza. Legambiente si appella all'ente snocciolando una valanga di dati con tanto di tabelle e calcoli di relazione tra classi di granulometria e porosità; in altre parole ha calcolato per tipo di materiale - ghiaia, sabbia, limo, ciottoli e sassi - quanto spazio occupa una volta “frantumato”. Il risultato sembra dar ragione all'associazione.
La porosità (quindi gli spazi vuoti che creano volume) aumenta progressivamente al diminuire della granulometria, passando da circa il 17% per le scaglie (di granulometria analoga a quella dei massi) a circa il 46% per i limi (con granulometria analoga a quella della marmettola). «Abbiamo già dunque la risposta qualitativa al nostro quesito - commenta Ferruzza - il volume dei nuovi vuoti generati dalla frantumazione delle scaglie è superiore a quello dei grossi vuoti presenti tra le scaglie di partenza». Frantumando i blocchi, il volume in mucchio aumenta tanto più quanto minore è la granulometria del prodotto: di circa il 20% per le scaglie, 29% per i ciottoli, del 39% per la ghiaia grossolana, e via dicendo, fino all’85% per i limi. I dati più pertinenti all’attività del frantoio di progetto sono quelli riguardante l'incremento percentuale del volume derivante dalla frantumazione delle scaglie in mucchio: regolando le mascelle del frantoio per ottenere ciottoli, questi occuperanno un volume superiore del 7,5% a quello delle scaglie di partenza; per il prodotto “ghiaie grossolane” l'incremento di volume sarà del 16%; per le ghiaie medie sarà del 22,8%.
In poche parole, presumendo che il frantoio produca materiali compresi tra la classe granulometrica dei ciottoli e quella delle ghiaie medie, il prodotto risultante avrà un volume superiore (dal 7% al 23% circa) a quello delle scaglie di partenza e il suo trasporto richiederà pertanto un maggior numero di viaggi. «Va precisato - chiarisce Ferruzza - che i valori da noi ottenuti non hanno alcuna pretesa di previsione esatta, ma sono da ritenersi indicativi poiché anche altri fattori influiscono sulla porosità. Tuttavia la direzione univoca delle variazioni di porosità è indubbia e contraddice il presupposto fondamentale della delibera del Parco, basato sulla convinzione che la frantumazione consentirebbe una riduzione del volume totale e pertanto, a parità di viaggi, permetterebbe di allontanare dalla cava una maggior quantità di detriti».
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