Il Tirreno

Teatro dei Servi lavori da rifare

di Melania Carnevali
Teatro dei Servi lavori da rifare

Tetto a rischio crollo. Il Comune stanzia fondi. Ma era stato appena ristrutturato. Gli ingegneri: interventi eseguiti male

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MASSA. È stato restaurato nei primi anni Duemila per una spesa totale di oltre 300mila euro, di cui 183 mila provenienti dall’Unione europea e i restanti dalle casse comunali. Dopo appena dieci anni però il tetto è a rischio crollo e necessita un’altra ristrutturazione, anche se parziale, che spillerà alle tasche pubbliche altre migliaia di euro: 240 mila, per la precisione. Stiamo parlando del teatrino dei Servi, in via Palestro, quello che si sta rilevando un (altro) esempio apuano di lavori pubblici colabrodo con il bis, di interventi e di spesa.

I vecchi lavori di ristrutturazione (eseguiti a cavallo tra il 1999 e il 2001, sotto la giunta Pucci) infatti non sarebbero stati fatti a regola d’arte. E a dirlo non è solo l’evidenza, ma anche una relazione del dipartimento di ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa a cui il Comune di Massa ha commissionato nel 2014 uno studio sulla staticità del tetto del teatro e i cui risultati però non sono mai stati resi noti. A farli saltare fuori solo oggi, a oltre un anno di distanza, è il consigliere comunale di Articolo Primo, Simone Ortori (anche presidente della commissione lavori pubblici), che ha portato il caso in commissione. La scoperta di questa relazione arriva con lo stanziamento, nel piano triennale delle opere pubbliche, di altri 240mila euro per il teatrino dei Servi. «Ma come è possibile - si è chiesto il consigliere - che servano altri 240 mila euro per ristrutturare un edificio appena ristrutturato?».

E la risposta è tutta lì, in quelle 47 pagine redatte dagli ingegneri dell’Università di Pisa, custodite gelosamente nei cassetti del Comune. I tecnici hanno fatto numerosi sopralluoghi, calcoli, rilievi e analisi. E il risultato è lampante: i lavori sono stati eseguiti male. Per la capriata sarebbe stato utilizzato un legno di «scarsa qualità», il Pinus Taeda «raramente utilizzato per elementi strutturali», si legge nella relazione, che è «inadeguato se paragonato con la luce della copertura e al suo peso», continua. «Degrado biologico (insetti, ndr) e fisico-meccanico», questi i difetti maggiori individuati dai tecnici nel legno utilizzato, a cui si aggiungono dei difetti «di realizzazione»: «quella serie di difetti, più o meno gravi, - si legge - probabilmente dovuti a errori durante la fase realizzativa, particolarmente presenti nelle sezione dei travicelli». Tali criticità sono spesso evidenziate «anche da vistose deformazioni degli elementi - si legge ancora - come, ad esempio l’eccessiva freccia verticale degli elementi secondari o la perdita di verticalità delle capriate». Particolarmente critica risulta essere, secondo gli ingegneri, la verifica di stabilità «nei confronti di sollecitazioni di presso-flessione dei puntoni delle capriate», dovuto appunto alla scarsa qualità del legno e dalla presenza di «evidenti difetti di realizzazione» che fanno sì che il coefficiente di sicurezza di quel tetto sia «considerevolmente inferiore» rispetto a quello richiesto dalle attuali norme tecniche per le costruzioni.

«Queste considerazioni, unite agli evidenti difetti di realizzazione e degrado fisico-meccanico degli elementi di copertura secondari - si legge nelle conclusioni - suggeriscono la necessità di eseguire interventi volti alla sostituzione degli elementi di copertura secondari e di rinforzo degli elementi della capriata in maniera tale da rispettare i coefficienti disicurezza richiesti». In parole povere: i lavori sono stati fatti male e vanno rifatti. E vai quindi di altri soldi pubblici: 293 mila appunto.

A opporsi è proprio il consigliere Ortori, che, come altri tre consiglieri di maggioranza (Dell’Ertole, Alberti e Lazzarini) si è astenuto durante la votazione del piano triennale chiedendo invece che «prima di spendere altri soldi si individui la ditta che ha eseguito i lavori». «E' preciso dovere ci un consigliere controllare e indirizzare l'operato dell'ente - commenta Ortori - Ecco perché ho richiesto la relazione e posto la questione dei nuovi investimenti che venivano chiesti al consiglio comunale per il teatrino. Nelle opere pubbliche ci deve essere efficienza. Possibile - continua - che pur essendo la relazione del maggio 2014 non si sia provveduto a richiamare coloro che dovevano garantire la corretta esecuzione delle opere alle proprie responsabilità?».

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