«La bomba possiamo metterla qui, tanto non passa nessuno»
Mentre il clan dei Ricci preparava l’attentato in procura la polizia intercettava e riprendeva i movimenti dell’auto
MASSA. Il clan dei Ricci non parlava in maniera astratta dell’attentato da fare in procura e in questura. Pianificava i movimenti e faceva dei sopralluoghi per capire dove piazzare l’ordigno. In una intercettazione si sente uno della banda indicare un punto preciso del palazzo che ospita i magistrati: «Ecco qui andrebbe bene perché non ci passano estranei e quindi non rimarrà coinvolto chi non c’entra». Erano proprio davanti al tribunale, ma non sapevano che in macchina avevano tre cimici che captavano ogni loro parola. Non solo: erano anche spiati da una telecamera. L’esplosione quindi era imminente, questione di giorni. Forse dopo Ferragosto, anche se nessuno ha mai fatto cenno di una data certa. Serviva però il materiale per realizzare l’esplosivo, qualcosa di più complesso delle cose utilizzate per far saltare le auto dei nemici.
La Mercedes. Mentre viaggiavano in macchina sia i Mazzi sia i Ricci credevano di essere al sicuro. Erano Pablo e Mattia ad avere i propositi più bellicosi. Volevano dare una lezione, oltre che ai rivali, anche alle forze dell’ordine che stavano mettendo a soqquadro il loro quartiere. Sulla Mercedes decidono che è il momento di spezzare l’assedio della legge, perché con tutte quelle divise in giro gli affari cominciano a calare. Chi prima si riforniva ai Poggi da aprile in poi ha paura e la cocaina preferisce acquistarla da un’altra parte. «Facciamo saltare la procura e mettiamo una bomba anche in questura», questo l’obiettivo del clan. Ma in auto si discute anche di come mettere fine alla faida. «Bisogna dare una lezione a quelli là». Ed era Elisa Mazzi a essere al centro dei discorsi tra Pablo e Mattia, propositi criminosi che non hanno lasciato alcun dubbio al gip Ermanno De Mattia, che ha concesso la custodia cautelare richiesta dal sostituto procuratore Alberto Dello Iacono.
«Sono quelli di Castagnara». Dopo i primi spari contro l’abitazione dei Ricci ai Poggi succede di tutto. Pablo e Mattia danno in escandescenza e se la prendono con le volanti della polizia. Qualcuno in quei momenti si lascia scappare una frase che sarà fondamentale per instradare l’indagine: «Tanto lo sapete che sono quelli di Castagnara». Ed Elisa abita proprio là, anche se il punto di ritrovo della banda è al campetto di calcio dei Poggi. Gli inquirenti convocano chi pronuncia quell’accusa e gliela fanno mettere a verbale. Il pubblico ministero Alberto Dello Iacono di fronte ai primi tentennamenti di chi sa minaccia denunce e ottiene quello che vuole. È un accusa che pesa come un macigno per Alessio Mazzi e Andrea Bonuccelli, indicati dai testimoni come quelli che hanno premuto il grilletto (anche se all’inizio si era pensato a un commando composto da cinque persone). Parlare con gli inquirenti però viene considerata una viltà e il clima si avvelena ancora di più. Anche perché dopo poco ecco che a sparare è una pistola, contro le persiane di casa Bonuccelli.
L’agguato a Quadrella. In questi mesi ad alta tensione è successo anche un episodio che le forze dell’ordine hanno preferito tenere nascosto. Thomas Quadrella, definito il luogotenente del clan dei Ricci, è stato pestato a sangue, riportando anche diverse fratture, da qualcuno. Gli inquirenti hanno dei sospetti. Ma lui non collabora e quindi al momento non si può dire chi sia stato a mandarlo all’ospedale.
La coltellata ad Alessio. Stesso discorso per la rissa finita con una coltellata, di striscio, ad Alessio Mazzi. Il ragazzo è andato all’ospedale, si è fatto medicare la coscia e non ha aperto bocca. Ha soltato spiegato agli agenti che lo stavano interrogando che uno sconosciuto aveva litigato con lui e che all’improvviso aveva tirato fuori un coltello e aveva sferrato un colpo. Anche qui gli inquirenti si sono fatti un’idea ben precisa.(d.d.)
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