Attenzione
Mattia, il bravo artificiere che imparava da Internet
Il giovane di casa Ricci aveva il compito di realizzare gli ordigni per gli attentati Prima le vetture dei rivali fatte saltare in aria, poi il progetto di colpire la procura
MASSA. Ci sono manuali, video e perfino spiegazioni passo passo che insegnano anche alla persona più inesperta a costruire un ordigno artigianale. Basta collegarsi a Internet. E quelli della banda dei Ricci stavano ore davanti al computer perché con quegli esplosivi poi facevano saltare in aria le auto di chi intralciava i loro affari. L'artificiere del clan, secondo quello che hanno potuto appurare gli inquirenti, era Mattia, il fratello di Pablo. Lo si capisce dalle intercettazioni ambientali, da quei dialoghi registrati mentre gli indagati sono in macchina.
Mattia non sa nulla di chimica, ma sapeva mischiare le polveri in maniera certosina. Nessuna delle sue bombe ha fatto cilecca. Facendo bruciare vetture (quella dei Mazzi) e motorini. Da qui l'idea di fare quel salto di qualità che avrebbe fatto vedere il clan sotto un'altra luce anche fuori dai confini di Massa. Come? Compiendo attentati contro la procura e la questura. Gli inquirenti apprendono dei propositi ascoltando Pablo mentre sta viaggiando in macchina: "Facciamo saltare la procura così capiscono chi siamo". Questa è la frase più eloquente intercettata dagli agenti della squadra mobile impegnati nell'operazione Spari e dispari che ha portato all'arresto dei componenti dei due clan che hanno terrorizzato i Poggi. Le accuse più pesanti, dei 22 capi di imputazione contestate dagli inquirenti, sono proprio legate ai dialoghi tra i membri della banda dominante.
Sono state queste frasi a far decidere di chiudere l'indagine il prima possibile, almeno la prima fase, e di arrestare tutti. Perché pericolosi. Del resto Mattia aveva dato ampiamente dimostrazione di poter preparare un ordigno in grado di fare parecchi danni: bastava far saltare uno dei cancelli della procura per ottenere l'effetto sperato. Ma anche una bomba in questura sarebbe stato un duro colpo per le istituzioni.
Dicevamo di Internet e della semplicità con cui si trova il materiale per assemblare polveri, micce e contenitori. E per questo sono stati sequestrati anche i notebook degli indagati. Da lì si potrà capire, per esempio, se qualcuno ha fatto da tutor all'artificiere di casa Ricci. Ma anche scoprire da chi si rifornivano per fabbricare questi ordigni rudimentali. Anche se non è detto che queste persone abbiano commesso dei reati.
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