Sicurezza
«Porto, la Regione apra un dibattito pubblico»
Italia Nostra lancia un appello al governatore Rossi: questo progetto è pericoloso e va bloccato
CARRARA. «Chiediamo che venga applicata la legge regionale del 2 agosto del 2013 che prevede il dibattito pubblico per le opere superiori a 50 mila euro o quelle tra i 10 mila e 50mila che presentano rilevanti profili di interesse regionale». A parlare è Antonio Dalle Mura presidente regionale di Italia Nostra in una lettera indirizzata al governatore Rossi. Al centro della sua richiesta il progetto dell'ampliamento del porto, a cui sin dall'inizio l'associazione si è opposta.
«Il porto di Marina di Carrara, che sempre ha provocato danni, è una di queste strutture mal progettate, mal utilizzate e mal dimensionate - spiega Dalle Mura, insieme a tutto il consiglio regionale dell’associazionie - Le banchine, da anni ormai deserte per l'inarrestabile riduzione del traffico commerciale, testimoniano eloquentemente l'inutilità di questo porto, tanto che anche le autorità del mare, prendendo atto della sua ingombrante inutilità, irreversibile e crescente, declassandolo, ne hanno accorpato la Autorità Portuale a quella di La Spezia».
Oggi, paradossalmente - continua - «si ripropone un maxi-porto, ugualmente inutile, ma infinitamente più dannoso per il suo accresciuto impatto sull'ambiente».
Secondo Italia Nostra il progetto infatti provocherà danni «per l'unità fisiografica di costa», dal momento che «il porto di Carrara - incalza il presidente - ha messo in crisi l'equilibrio dinamico che regola l'erosione, il trasporto e la sedimentazione delle sabbie della linea di costa». Il progetto quindi con tutto il suo carico di cemento non farebbe altro, secondo Dalle Mura, che aumentare ulteriormente il processo erosivo «che, da anni, distrugge le spiagge apuane». Inoltre aumenterebbe il rischio idraulico e idrogeologico; «le alluvioni di zone di fondovalle e di foce del Carrione dovute alle alterazioni delle sue dinamiche naturali (imposte da esigenze portuali) e ai pesanti lavori di palancolatura già effettuati per l'ampliamento delle banchine sono una ormai triste realtà per gli abitanti di Marina e di Avenza». «Il buon senso e una corretta e realistica interpretazione dei fatti - chiosa - imporrebbero una riduzione e una rimodulazione delle strutture del porto per ovviare al loro effetto perverso, e, insieme, l'adozione di necessari e improrogabili interventi di recupero ambientale. Invece, con spesa folle (50 milioni di euro, addirittura), se ne sta progettando l'ampliamento».
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