Sicurezza
«La procura deve saltare» in auto nasceva l’attentato
La polizia ascoltava gli indagati grazie ai microfoni messi nella Mercedes dei Ricci I clan quando parlavano al cellulare stavano molto attenti a quello che dicevano
MASSA. «Facciamo saltare la procura così capiscono chi siamo». Questa è la frase più eloquente intercettata dagli agenti della squadra mobile impegnati nell’operazione Spari e dispari che ha portato all’arresto dei componenti dei due clan che hanno terrorizzato i Poggi. In manette sono finiti Pablo e Mattia Ricci, Elisa e Alessio Mazzi, Thomas Quadrella e Andrea Bonuccelli. Le accuse più pesanti, dei 22 capi di imputazione contestate dagli inquirenti, sono proprio legate ai dialoghi tra i membri della banda dominante. I Ricci. La polizia durante le numerose perquisizioni eseguite nel quartiere ha installato le cimici per captare quello che si dicevano gli indagati. E a funzionare sono state quelle messe nelle auto, dove nonostante il fiato sul collo delle forze dell’ordine i protagonisti della faida si sentivano al sicuro. Ma sbagliavano perché hanno spifferato quali erano i loro piani. Venendo fermati prima che potessero metterli in pratica.
Le ambientali. È nella Mercedes di proprietà dei fratelli Ricci che la squadra mobile ottiene le informazioni più ieloquenti. In macchina decidono che è il momento di spezzare l’assedio della legge, perché con tutte quelle divise in giro gli affari cominciano a calare. Chi prima si riforniva ai Poggi adesso ha paura e la cocaina preferisce acquistarla da un’altra parte. «Facciamo saltare la procura e mettiamo una bomba anche in questura», questo l’obiettivo del clan. Ma in macchina si discute anche di come mettere fine alla faida. «Bisogna dare una lezione a quelli là». Ed era Elisa a essere al centro dei discorsi tra Pablo e Mattia, propositi criminosi che non hanno lasciato alcun dubbio al gip Ermanno De Mattia, che ha concesso la custodia cautelare richiesta dal sostituto procuratore Alberto Dello Iacono.
Gli interrogatori. I primi interrogatori ci saranno questa mattina in carcere. Si parte dai Mazzi e Bonuccelli (a Massa i due ragazzi, a Pisa Elisa), domani invece a La Spezia verranno sentiti i Ricci e Quadrella. Gli avvocati Enzo Frediani ed Elena Tongiani difendono i Mazzi, i legali Carlo Biondi e Alessandro Maneschi invece i Ricci. La sensazione è che la strategia in questo momento sia quella di avvalersi della facoltà di non rispondere. Anche perché le carte gli inquirenti non le hanno ancora tirate fuori tutte. I difensori però dopo l’incontro con il giudice De Mattia chiederanno che i loro assistiti vengano messi in libertà o, quantomeno, ai domiciliari. E toccherà al riesame esprimersi, a questo punto probabilmente dopo Ferragosto.
L’inchiesta. L’operazione Spari e dispari non si ferma qui. Gli uomini del capo della squadra mobile Antonio Dulvi Corcione continueranno a tenere gli occhi aperti e a battere centimetro dopo centimetro i Poggi. Per usare un termine tecnico: il quartiere deve essere bonificato. L’intenzione è quella di dare un giro di vite per spazzare via l’aria da casbah che i clan della droga hanno voluto dare alla zona. Non più zona franca dello spaccio di cocaina, non più terra di nessuno dove la legge non arriva. Insomma lo Stato dopo aver fatto vedere di essere presente (sia il pm Dello Iacono sia il capo della mobile Corcione hanno usato più volte questo termine) vuole completare la sua opera liberando i Poggi dalla malavita. In maniera definitiva.
Tre mesi di appostamenti. Corcione e i suoi stavano lavorando su questa inchiesta da tre mesi. Tante le piste seguite. Qualcuno era arrivato a ipotizzare infiltrazioni da parte della malavita organizzata napoletana e albanese. Elementi per confermare questo non ne sono stati trovati, ma chi spacciava aveva disponibilità praticamente illimitata di cocaina e hashish. E non esiste nella nostra zona un posto dove viene stoccata o prodotta. Né dalle intercettazioni, né dai pedinamenti fatti, anche con l’aiuto delle volanti, però, è stato possibile stabilire chi è il fornitore.
I sequestri. La polizia ha trovato anche un fucile a canne mozze e una pistola con la matricola abrasa. Erano sotto il ponte dell’autostrada. Ma la sensazione, anzi la certezza, è che la santabarbara non sia ancora stata scovata. Anche perché i due sodalizi rivali in questi mesi si sono armati con una facilità impressionante. Pure su questo aspetto sono stati attenti a non farsi scoprire, però. Anche perché sapevano di essere sotto controllo. Solo in macchina credevano di essere al sicuro. Ma si sbagliavano.
Danilo D’Anna
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