Attenzione
«Anche questo è colpa del cemento»
Canesi scrive al governatore Rossi rivaluti il piani allargamento del porto
CARRARA. A nove mesi dall’alluvione, Marina di Carrara torna sott’acqua: la tempesta di pioggia e vento che ha colpito ieri mattina il litorale carrarese ha riaperto la ferita provocata dal cedimento dell’argine del Carrione, lo scorso 5 novembre. L’acqua è tornata a invadere le strade di Marina e come benzina sul fuoco ha riacceso la rabbia e la paura dei marinelli. Alberi abbattuti, tetti divelti stabilimenti balneari in ginocchio. I danni, in effetti, sono stati tanti ma a alimentare rabbia e paura sono stati soprattutto gli allagamenti: troppo fresco il ricordo di Marina Est sommersa dall’acqua, troppo intensa la paura di perdere di nuovo tutto.
E così, inevitabilmente, a pochi giorni dalla presentazione del nuovo Piano Regolatore Portuale, quella rabbia e quella paura si sono concentrate sull’ipotesi di sviluppo presentata qualche giorno fa e che prevede l’ampliamento dello scalo commerciale, la costruzione di un porticciolo turistico e soprattutto il prolungamento della foce del Carrione. Un’ipotesi che ha incontrato tante resistenze, sfociate nella nascita di un vero e proprio “fronte del no”, con tanto di “Coordinamento no piano regolatore” per riunire tutte le associazioni e movimenti contrari al progetto. Da questo fronte, ieri, si è levata di nuovo la voce di Riccardo Canesi, di Sos Litorale Apuano: l’ex deputato ha preso carta e penna, per segnalare al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che «la falda subalvea del torrente Carrione, quasi in superficie nonostante due mesi di completa siccità, un sistema fognario reso inefficiente per il sollevamento del letto del torrente, la scarsa manutenzione del territorio e la cementificazione del fronte mare hanno contribuito a questo ulteriore, seppur limitato, disastro». Puntando il dito contro «il progetto di ampliamento del Porto, che canalizzerà ulteriormente la foce del tristemente famoso Carrione e cementificherà tutto viale da Verrazzano» Canesi ha chiesto a Rossi se «tenuto conto dei cambiamenti climatici non ritiene urgente e moralmente doveroso rivedere completamente le previsioni di ulteriore cementificazione del litorale apuano», interrogandosi se venga «prima la sicurezza delle persone, dei loro beni e del territorio, oppure la volontà megalomane di un operatore economico privato con una classe politica in buona parte a lui subalterna». Canesi conclude citando la celebre frase pronunciata dallo stesso governatore ai tempi dell’alluvione «O complici, o incompetenti o ladri» auspicando di non dover inserire «in questo “prestigioso” novero» proprio il nome di Enrico Rossi.
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