Il Tirreno

Prima amici, poi nemici per la cocaina

Ai Poggi comandavano il clan dei Mazzi e quello dei Ricci. Nessuno osava contraddirli. I residenti: «Non siamo tutti così»

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MASSA. La gente perbene dei Poggi non vuole essere etichettata, non vuole che quelle che chiamano con troppa superficialità “mele marce” possano far sembrare il loro quartiere la casbah. Lo hanno detto su Facebook, lo hanno scritto ai giornali. Non è stata una notte come le altre però davanti al campetto dove si trovavano sempre quei giovani finiti in manette. Pablo e Mattia Ricci, Thomas Quadrella, Elisa e Alessio Mazzi e Andrea Bonuccelli prima erano amici, poi nemici in nome della droga e del business: da una parte chi voleva continuare a gestire lo spaccio, dall’altra chi voleva appropriarsene. È andata male a entrambi i clan, smantellati dalla polizia e dalla procura. Un attimo prima che potessero fare danni ben peggiori, visto che progettavano attentati alla questura e ai magistrati e si preparavano a uccidere chi metteva loro i bastoni tra le ruote. Come i mafiosi.

Avevano una gerarchia i due sodalizi: da una parte Pablo Ricci, più grande degli altri. Uno che lo si doveva soltanto rispettare, anzi per quei giovani che volevano sfidare la giustizia uno da imitare. Soprattutto per il fratello Mattia, che stravede per Pablo. Dall’altra parte invece c’è Elisa, una ragazza che quando parla gli altri abbassano la testa e la stanno a sentire. Soprattutto quando c’è da prendere una decisione. Come quando suo fratello Andrea ha ucciso a coltellate, la notte di Natale del 2013, Enrico Baria e Andrea Fruzzetti. È stata Elisa a prenderlo con sé ancora sconvolto, a portarlo in casa sua a cambiarsi e poi nell’abitazione dei genitori in Lunigiana. Solo quando la ragazza ha capito che il fratello non poteva scappare ha chiamato un carabiniere di cui si fidava e ha trattato la resa. Ha partecipato ad alcune risse e per questo dovrà subire un paio di processi. È stata lei a decidere di rompere l’amicizia con i Ricci, dopo lo sgarbo che avevano fatto facendo saltare una loro auto. Trovando il consenso di Alessio, il gemello di Andrea, e del fidanzato, Andrea Bonuccelli. Sempre insieme, sempre pronti a sfidare chi non abbassava lo sguardo quando li incrociava.

Resta da capire chi riforniva i Poggi di droga, in maniera massiccia. Senza mai lasciare a secco le centinaia di clienti che avvicinava i pusher. Come avviene nelle zone più malfamate delle grandi metropoli. Un sistema collaudato che tagliava fuori i curiosi. L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Alberto Dello Iacono e condotta dal capo della squadra mobile Antonio Dulvi Corcione è stata difficile proprio per questo: c’era da buttare giù un muro di omertà perché chi sapeva preferiva non parlare per non avere problemi. Non ci sono state testimonianze chiare, per nessuno degli episodi successi. La scarsa collaborazione ha rallentato il lavoro di procura e forze dell’ordine, ma non lo ha fermato.

Adesso si aspetta di capire cosa diranno le sei persone arrestate, quando verranno interrogate dal gip Ermanno De Mattia. Sempre se risponderanno. Poi bisognerà trovare le altre armi delle bande per poter dire che l’incubo è davvero finito. (d.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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