Il dolore
Una faida nata per il mercato della cocaina
Un sodalizio controllava tutto, l’altro voleva prendere il potere. Ed è saltata l’intesa
MASSA. Il Tirreno il 25 aprile scriveva così sulle sparatorie ai Poggi: «Una faida legata allo spaccio della droga, cocaina, che poi è lo stesso motivo per cui è scoppiata la guerra tra bande che ha insanguinato Massa. Un piccolo mercato di stupefacenti, a livello locale. Ma che garantisce a chi ne mantiene il monopolio un certo tipo di guadagni. E lascia a bocca asciutta chi viene relegato ai margini. È questo il motivo, secondo gli inquirenti, che ha armato la mano quattro volte nelle ultime due settimane a persone diverse. E che ha fatto premere il grilletto di pistole e fucili contro abitazioni e vetture di proprietà di due famiglie che vivono ai Poggi e in via dei Mori. Un’escalation di violenza da profondo Sud, una rapida successioni di fatti che preoccupa anche le forze dell’ordine». Pari pari quello che gli inquirenti hanno detto in conferenza stampa ieri mattina.
C’era apprensione nelle parole di chi stava investigando perché quelli della squadra mobile sapevano della pericolosità dei soggetti finiti nel registro degli indagati. Uno di loro molto tempo prima della faida si era fatto intervistare da un giornale locale per negare con forza che a Massa ci fossero delle bande che si fronteggiavano. Era un segnale che voleva dare a tutti utilizzando la stampa. Un gioco pericoloso che poteva andare a finire peggio di come è andato a finire. Perché anche se non ci sono collegamenti con le risse del 2013 è pur sempre vero che i personaggi si ripetono. O almeno alcuni di loro. Gli inquirenti che hanno portato avanti questa inchiesta lampo, come l’ha definita il pubblico ministero Alberto Dello Iacono, erano rimasti spiazzati dalla velocità degli eventi: «Non hanno neppure l’accortezza di far calmare le acque prima di entrare in azione. Per questo sono imprevedibili e pericolosi. Questa guerra è iniziata dal niente e ha già fatto due morti», aveva detto chi stava indagando non senza qualche timore. Perché mentre l’opinione pubblica si concentrava sulle sparatorie ai Poggi architettavano di far esplodere i cancelli della procura piuttosto che il portone della questura. Criminali che si comportavano con scaltrezza, giusto per utilizzare un altro termine pronunciato dal sostituto procuratore che ha messo la parola fine a questa faida.
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