Sicurezza
«Preparavano attentati in questura e procura»
Il sostituto Alberto Dello Iacono: «Li abbiamo fermati appena in tempo» Nei mesi scorsi un altro magistrato e il capo della mobile erano sotto scorta
MASSA. «Stavano pianificando attentati contro la questura e la procura; li abbiamo visti durante un sopralluogo e sappiamo che si stavano approvvigionando dell’esplosivo necessario». Le parole del sostituto procuratore Alberto dello Iacono, un magistrato che apre la bocca pochissime volte davanti ai giornalisti, sorprendono. Proprio perché è lui a dirle assumono ancor più forza e fanno subito pensare al rischio che Massa ha corso in questi mesi. È roba da criminalità organizzata, è roba da profondo sud. Altro che gioco alla Romanzo criminale, altro che gruppi di ragazzi che fanno finta di essere dei duri (tutte parole usate da chi diceva che si usavano toni troppo forti quando si descriveva quello che avveniva ai Poggi). Questa gente voleva fare del male, questa gente voleva mettere le mani sulla città. E lo ha dimostrato, non solo per questa voglia di far esplodere la questura piuttosto che la procura. Ma per altro: hanno minacciato un altro magistrato, il sostituto Rossella Soffio, l’hanno fatta vivere sotto scorta per mesi. Stessa sorte per il capo della squadra mobile Antonio Dulvi Corcione. Al telefono non avevano freni, anche se sapevano di poter essere intercettati si raccontavano come avrebbero realizzato l’ordigno che avrebbe fatto fare un botto al cancello della procura, piuttosto che al portone della questura. Avevano anche chi sapeva maneggiare gli ordigni, che sapeva come realizzare una bomba. Non un chimico, nemmeno un perito, ma uno smanettone che con il computer ci sapeva fare. Ed è in rete che ha trovato una specie di manuale che è diventato la sua bibbia.
Ed era pure bravo, visto che ha fatto esplodere più di un’autovettura, macchine appartenenti al nemico. Al sodalizio che voleva prendere in mano il mercato della cocaina e dell’hashish ai Poggi.
Uno scaltro come i suoi amici. Li ha definiti così il pubblico ministero dopo aver studiato i loro movimenti e dopo averli ascoltati attentamente. Avevano trasformato il loro quartiere in una sorta di casbah, un posto dove entravi soltanto se ci abitavi oppure se volevi comprare la droga. Altrimenti era meglio se ti tenevi alla larga. Gli inquirenti non hanno usato la parola malavita organizzata ma hanno fatto capire che era questo che voleva diventare. E tutto per il denaro, per quelle migliaia di euro che entravano nelle loro tasche smerciando erba e soprattutto polvere bianca. Gli interrogatori di garanzia ci saranno la prossima settimana, con il gip Ermanno De Mattia che andrà in carcere a sentire cosa hanno da dire gli arrestati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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