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Poggi, la faida finisce qui Le bande vanno in carcere
Arrestati sei giovani: sono i fratelli Mazzi e i Ricci. Ventidue capi di imputazione
MASSA. Ai Poggi le modalità dello spaccio di stupefacenti, cocaina e hashish, rispecchiava quello dei quartieri malfamati delle grandi metropoli. Si entrava in contatto con i pusher soltanto se si era conosciuti oppure se c’era qualcuno che poteva fare da garante. Il passaggio delle dosi fulmineo, senza neppure bisogno di parlare troppo: un’occhiata, un segno e il passaggio della pallina di cellophane e della banconota. Semplicemente criminale. Ma garantiva forti introiti di denaro. I soldi arrivavano a fiumi nelle casse del sodalizio dominante, tanto che il businness ha cominciato a fare gola ad altri, che fino ad aprile si erano accontentati delle briciole.
Due schieramenti. Due gli schieramenti individuati dalla procura e dalla squadra mobile: da una parte i fratelli Pablo e Mattia Ricci, più Thomas Quadrella; dall’altra Alessio ed Elisa Mazzi, fratelli di Andrea, imputato con l’accusa di duplice omicidio in corte di assise per aver ucciso a coltellate Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria la notte di Natale del 2013, e Andrea Bonuccelli, compagno di Elisa. I Mazzi per gli inquirenti volevano scalzare i Ricci.
La faida. Fino a marzo nessun problema, le due bande fanno affari senza curarsi dei rivali. Ad aprile accade qualcosa: chi è nella posizione dominante si sente attaccato e fa la voce grossa per mettere a cuccia chi vuole alzare la testa. Saltano in aria un paio di automobili parcheggiate nei pressi dell’abitazione dei Mazzi. Non c’è più tregua, ai Poggi inizia la faida. E il primo segnale eclatante sono gli spari contro l’abitazione di Pablo e Mattia, un commado di cinque persone esplode diversi colpi. Da qui non c’è più pace perché arriva immediatamente la replica, con una fucilata (arma a canne mozze) alle persiane di casa Bonuccelli. Si torna dai Ricci e si crivella la macchina della madre dei due avversari. E così via fino a una sorta di armistizio che le bande siglano sulla parola in un bar. Qualche giorno di tregua, poi l’ascia di guerra viene disotterrata. Si ripreme il grilletto, l’escalation diventa inarrestabile fino all’accoltellamento di Alessio Mazzi: il ragazzo finisce all’ospedale, ma il colpo è di striscio. Non dice chi è stato alla polizia, ma la squadra mobile sa tutto perché da tempo osserva i movimenti delle due bande e soprattutto ne ascolta le parole. E si parla distintamente, da una parte e dall’altra di farla pagare al nemico, di ammazzarli come dei cani. Qui il sostituto procuratore Alberto Dello Iacono, letti i rapporti degli uomini del capo della mobile, Antonio Dulvi Corcione, decide che non c’è più tempo da perdere e chiede al gip Ermanno De Mattia sei ordinanze di custodia cautelare. Il giudice valuta le carte e concede quanto chiesto dal pubblico ministero. Tutti in carcere, a Massa gli uomini e a Pisa Elisa Mazzi.
Tre mesi di indagini. Corcione stava lavorando su questa inchiesta da tre mesi. Tante le piste seguite. Qualcuno era arrivato a ipotizzare infiltrazioni da parte della malavita organizzata napoletana e albanese. Elementi per confermare questo non ne sono stati trovati, ma chi spacciava a Poggi aveva disponibilità praticamente illimitata di cocaina e hashish. E non esiste nella nostra zona un posto dove viene stoccata o prodotta. Né dalle intercettazioni, né dai pedinamenti fatti anche con l’aiuto delle volanti però è stato possibile stabilire chi è il fornitore.
I sequestri. La polizia ha trovato anche un fucile a canne mozze e una pistola con la matricola abrasa. Sono stati trovati sotto il ponte dell’autostrada. Ma la sensazione, anzi la certezza, è che la santabarbaba non sia ancora stata trovata. Anche perché i due sodalizi rivali in questi mesi si sono armati con una facilità impressionante. Pure su questo aspetto sono stati attenti a non farsi scoprire, anche perché sapevano di essere sotto controllo. Sequestrata anche parecchia droga, trovata nelle abitazioni dei sei arrestati.
22 capi di imputazioni. Si va dalla detenzione di armi alterate (la matricola abrasa), all’estorsione, alla fabbricazione di ordigni esplosivi, ci sono poi i colpi di piccola e di fucile, la rissa con accoltellamento. In tutto sono ventidue i capi di imputazione contestati ai componenti due bande dagli inquirenti. Ma sono i reati che non ci sono, perché sventati dagli inquirenti con l’operazione “Spari e dispari”. Volevano commettere degli omicidi per mettere a tacere gli avversari e volevano far saltare in aria gli ingressi della questura e della procura per far capire che chi comandava erano loro. Sarebbe stata la consacrazione . A Massa invece ha vinto lo Stato. (d.d.)
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