Il Tirreno

Gli urlatori di Carrara: le grida, gli eccessi e l'affetto per la città

Claudio Figaia
Gli urlatori di Carrara: le grida, gli eccessi e l'affetto per la città

Dieci immagini e altrettanti personaggi, una sintesi della rabbia cittadina contro il potere,i politici, il sindaco

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Mo’ gliele canto io a questi. E vai con l’urlo, l’invettiva, lo sberleffo (ma più spesso la frase cattiva) gridato in faccia al sindaco o al politico di turno. Vene del collo gonfiate, volto stravolto, voce alterata. Per sfogarsi, per scaricare la rabbia, per buttare fuori l’esasperazione per tutto quello che non va. Ormai, da mesi, dai giorni dopo l’alluvione del novembre scorso, non c’è consiglio comunale, non c’è iniziativa pubblica con l’amministrazione civica in cui manchino gli urlatori.

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Noi carrarini siamo fatti così. E ci piace immaginare che Michelangelo nel disegnare il volto urlante che riportiamo in questa pagina (l’opera è custodita nella Galleria degli Uffizi) si sia ispirato agli apuani che aveva conosciuto quando veniva sulla cave a scegliere i marmi per i suoi capolavori.

Siamo fatti così: coviamo rabbia, insofferenza e poi esplodiamo. Contro il potere, senza mediazioni, senza paura. Perchè siamo anarchici (un po’) e perchè vogliamo bene alla nostra città e ci è insopportabile vederla ridotta così.
Ma le grida nelle infuocate assemblee di questi mesi sono anche il segnale del distacco fra la politica, il palazzo, e la città. Nelle facce stravolte di chi grida “fora l’lozz” si intuisce autentica voglia di cambiare, di dire basta.

Vero, c’è una parte di Carrara che incolperebbe il sindaco Angelo Zubbani anche di un’invasione delle cavallette in Africa. Però, c’è anche un’altra parte che ha perso – e non è facile dargli torto – ogni fiducia nei suoi amministratori; che non si sente ascoltata, che non trova nei canali tradizionali della partecipazione alla vita pubblica il modo di fare sentire la sua voce. Non si sente rappresentata, insomma.

E, allora, urla e si sfoga.Ognuno, poi, è ovvio, ci mette del suo. C’è chi si incazza perchè gli tornano in mente i danni subiti dall’alluvione, chi grida per togliersi lo sfizio di insultare questi politici; chi lo fa perchè vuole fare valere le sue di opinioni. Qualcuno, probabilmente, lo fa per tattica: andiamo e facciamo casino, tanto... Il rischio, però è che grida continua faccia passare i cittadini dalla parte del torto. O, almeno, che offra un alibi ai “nemici”: non ci fanno parlare, ci insultano e ci dileggiano. Quale dialogo è possibile con questa gente? possono ben dire i politici.

Nell’urlo pubblico, il confine tra la sacrosanta indignazione e l’inutile (o, peggio, voluta) offesa è spesso difficile da individuare. Comunque, sempre meglio che sui social dove la cattiveria gratuita, il chi la spara più grossa sono ormai la sostanza del dibattito virtuale. Qui, almeno, l’urlo è reale. E si sente.

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