Sicurezza
«Un referendum per scegliere il futuro di Marina»
Cittadini comuni, associazioni e movimenti chiedono una consultazione sul futuro di scalo e dintorni
CARRARA. «Le soluzioni del Piano Regolatore Portuale non rispondono affatto alle esigenze del territorio e in qualche caso rischiano addirittura di complicare i problemi già esistenti. Sono solo uno spreco di denaro che fa comodo a pochi: è la tesi del fronte del no che ha contestato le strategie dell’amministrazione comunale. Le scelte contemplate dal nuovo Piano regolatore portuale sono così decisive per il futuro della città che non possono essere imposte da un’amministrazione, per quanto democraticamente eletta, ma devono essere condivise con i cittadini, anche attraverso un referendum».
È questa la richiesta che si è levata da più parti della platea della sala dell’Autorità Portuale affollata da un centinaio di persone, la maggior parte esponenti del “fronte del no” al nuovo Piano regolatore portuale. Tra loro tanti cittadini comuni, ma anche diversi rappresentanti di associazioni e movimenti come Legambiente, Sos Litorale Apuano, Amare Marina, Collettivo Harlock, Assemblea Permanente, Italia Nostra, CarraraBeneComune e Movimento 5 Stelle.
Le contestazioni hanno riguardato diverse parti del piano, a iniziare dalle garanzie che i progettisti hanno dato sul miglioramento della sicurezza idraulica del Carrione, con lo spostamento di quasi 850 metri in mezzo al mare della foce del torrente. «Il Piano è basato sullo studio dell’ingegner Viti del 2008, che la Regione Toscana considera superato tanto da averne messo a punto uno nuovo che verrà consegnato a breve» ha attaccato Claudia Bienaimè di Carrara Bene Comune, sottolineando che il prolungamento della foce del torrente è basato su «un apporto di detriti di 600 metri cubi l’anno, mentre la realtà e che sono almeno di un milione e mezzo metri cubi». Secondo la consigliera di opposizione dunque, il nuovo canale non solo non migliorerà la sicurezza idraulica del torrente ma si ostruirà nel giro di un paio di anni.
Sugli interventi nella zona della foce del Carrione si è concentrato anche Giorgio Assisi, agronomo, che ha segnalato come in quel punto sia prevista un’eccessiva concentrazione di attività antropiche, dal traffico pesante a quello automobilistico, senza trascurare il nuovo varco di ingresso al porto e la presenza del porticciolo turistico. Ma le obiezioni al nuovo Piano regolatore portuale non sono state solo di natura tecnica: Carla Gianfranchi di AmareMarina e Chiarella Lagomarsini hanno ricordato che il piano ignora l’esito del processo partecipativo del 2009 che aveva bocciato l’ampliamento dello scalo commerciale, Riccardo Canesi ha definito inutile quel potenziamento perché la Regione Toscana ha già “scaricato” Marina di Carrara, giudicando lo scalo insignificante e autorizzando l’accorpamento con l’Autorità Portuale della Spezia, mentre Leonardo Lucetti dell’Assemblea Permanente ha ricordato che nonostante il grande dispendio di risorse, su viale Colombo continueranno a transitare, insieme, auto e camion, a meno di non voler “sfrattare” i Nuovi Cantieri Apuania per realizzare un percorso “interno”. Tra il “fronte del no” anche il Collettivo Harlock che ha parlato di «operazione speculativa e dell’ennesima grande opera inutile».
Negli interventi di molti cittadini, che si sono succeduti al microfono, sono riaffiorate le paure innescate dalle alluvioni, quattro dal 2003 a oggi, che secondo tanti sono state provocate non solo dalle piogge particolarmente intense ma anche e soprattutto dalle opere realizzate nel corso degli anni sul territorio.
Cinzia Chiappini
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