Il Tirreno

Multa da 300 euro a un produttore di lardo

Multa da 300 euro a un produttore di lardo

La cartella per non aver pagato una tassa, ma al momento della contestazione il negozio era chiuso

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CARRARA. Si è visto recapitare una cartella esattoriale da 300 euro, per non aver pagato la Ssca – una tassa dovuta dalle imprese del settore alimentari – anche se nell’anno della contestazione lui aveva chiuso i battenti. Protagonista della vicenda un produttore di lardo di Colonnata che punta il dito contro quella che, secondo la stessa Confartigianato Imprese, è una «gabella incomprensibile». Gino Battella da anni produce lardo a Colonnata: dopo aver gestito a lungo da solo un’attività nel paesino a monte di Carrara, nel 2009-10 ha chiuso i battenti per aprire poi circa dodici mesi dopo “Le Larderie” una nuova impresa che gestisce insieme a un altro socio. Per un anno dunque, è rimasto completamente fermo, senza produrre né vendere un solo etto del prestigioso salume. Ciò nonostante, qualche tempo dopo, si è visto recapitare una cartella esattoriale con una sanzione di circa 300 euro per il mancato pagamento della Ssca. «Mi hanno contestato di non aver pagato e di non aver comunicato alcuna disdetta ma mi chiedo cosa avrei dovuto disdire visto che non ho usufruito di nessun servizio né ho mai sottoscritto un contratto» spiega il signor Battella. Sì perché al di là dell’episodio specifico, la Ssca viene vista come fumo negli occhi un po’ da tutti i piccoli imprenditori del settore alimentare, sostenuti in questa battaglia da Confartigianato. La Ssca (Stazione sperimentale per l’industria delle conserve alimentari) era nata come “balzello” per i produttori di confetture e conserve ma poi, dal 2010, in concomitanza con la trasformazione della Stazione in Azienda speciale della Camera di Commercio di Parma, è stata estesa a tutto il settore alimentare: «Se non si paga arriva la cartella esattoriale» spiegano da Confartigianato Massa- Carrara, sottolineando l’assurdità di una tassa introdotta per sostenere una serie di servizi (come test di laboratorio, analisi e ricerche) utilizzati solo dai big dell’industria alimentare. E invece anche il signor Battella, piccolo produttore di lardo, è costretto ogni anno a pagare il bollettino anche se lui, come tutti i suoi colleghi colonnatesi, non ha mai visto nessuno della Ssca: «Paghiamo già i controlli dell’Azienda sanitaria locale, quelli del Lam (un laboratorio di Sarzana accreditato presso il servizio sanitario nazionale, ndc) e quelli previsti dal marchio Igp… sono tanti soldi per una piccola azienda ma almeno tutti questi ci danno un servizio. Invece dalla Ssca non è mai venuto nessuno e il mio lardo non lo hanno mai nemmeno visto …» racconta Battella dando voce alle lamentele di tutti i produttori di lardo e non solo. «La Ssca è un salasso ingiustificato, una tassa da centinaia di euro l’anno da pagare indipendentemente dal fatto di rivolgersi alla Stazione Sperimentale per avere dei servizi» spiegano da Confartigianato , che ha lanciato una campagna nazionale per l’abolizione del balzello perché, dicono serve solo a mantenere un’azienda speciale utile a pochi e dunque «puzza di carrozzone». (c.ch.)

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